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[OT]? Sondaggi e "partiti maledetti" - Luca Ricolfi
(troppo vecchio per rispondere)
piotr
2008-04-20 07:12:21 UTC
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giovedì 17 aprile 2008

Sondaggi e "partiti maledetti". Luca Ricolfi

Il risultato elettorale ha preso alla sprovvista un po’
tutti, ma fra i cosiddetti osservatori - giornalisti,
commentatori, studiosi, sondaggisti - lo sgomento è
particolarmente acuto. Possibile che nessuno avesse intuito
che cosa bolliva nella pentola della società italiana? Come
mai, a due soli anni dalla catastrofe del 2006, la maggior
parte degli exit-poll e dei sondaggi non sono riusciti a
prevedere il risultato finale?

Ma soprattutto: perché, nelle previsioni, la sinistra è
spesso sopravvalutata e la destra sottovalutata? Nel 2006 i
sondaggi prevedevano una comoda vittoria di Prodi, mentre il
risultato è stato un pareggio quasi perfetto. Nel 2008 i
sondaggi degli ultimi giorni prevedevano una vittoria
risicata di Berlusconi, o addirittura un pareggio, mentre il
risultato finale è stato un trionfo della destra. Perché?

La risposta più onesta è che non lo sappiamo, e possiamo
solo fare delle congetture. Fra le molte ragioni che possono
aver determinato questi due scacchi consecutivi, tuttavia,
ve n’è una che a me pare più importante delle altre. Gli
psicologi sociali la chiamano «desiderabilità sociale»,
Marcello Veneziani parecchi anni fa parlò - più crudamente -
di «razzismo etico». In breve si tratta di questo: quando
una persona viene intervistata le sue risposte non sono
influenzate solo da quel che l’intervistato pensa, ma anche
da quel che l’ambiente intorno a lui gli suggerisce di
pensare. Proprio così. La società, il gruppo di riferimento,
i media definiscono continuamente ciò che è bene, ciò che è
appropriato, ciò che è corretto, ciò che è «in».
Simmetricamente definiscono ciò che è male, ciò che è
inappropriato, ciò che è scorretto, ciò che è «out». Se in
una società le istituzioni richiamano continuamente
determinati valori (ad esempio la solidarietà) e
stigmatizzano sistematicamente determinati atteggiamenti (ad
esempio l’ostilità verso gli immigrati), una parte degli
intervistati preferisce non rivelare le proprie preferenze
se esse sembrano confliggere con ciò che è considerato
socialmente desiderabile.

Che centra tutto questo con il voto di domenica?C’entra, ma
bisogna far intervenire nel discorso il razzismo etico. Una
parte della società italiana è afflitta da razzismo etico,
nel senso che considera moralmente inferiore chi vota per
forze politiche cui essa - la parte sana del Paese - non
riconosce piena legittimità democratica. Specie fra coloro
che esercitano professioni artistiche o intellettuali
dichiararsi di destra, o peggio votare un partito come la
Lega, o Forza Italia, o la Destra provoca imbarazzo, sdegno,
costernazione, incredulità. Di fronte a certe persone,
confessare di aver insidiato una bambina è meno imbarazzante
che confessare di aver votato per il partito di Calderoli.

Questo sentimento di disapprovazione non è quasi mai
esplicito, ma genera un clima che definirei di intimidazione
dolce. Tutti possono dire e fare quel che vogliono, ma sanno
anche che - in molti contesti - saranno giudicati
severamente se confesseranno di aver votato determinati
partiti. In breve, c’è una parte del Paese che si sente
nella posizione di giudicare gli altri, e c’è una parte del
Paese che - proprio per questo - si sente permanentemente
sotto esame. In questo diabolico meccanismo è caduto persino
Veltroni, che pure aveva fatto del rispetto dell’avversario
una delle novità fondamentali della sua campagna elettorale:
qualche giorno prima del voto, sfidando Berlusconi a
sottoscrivere quattro principi di «lealtà repubblicana», si
è posto nella posizione di chi, in quanto depositario del
bene, si sente autorizzato a fornire patenti di legittimità
democratica all’avversario politico (da questo punto di
vista le posizioni girotondine appaiono molto più coerenti,
o meno insincere: chi pensa che Bossi e Berlusconi siano due
pericoli mortali per la democrazia, giustamente considera un
errore politico la linea del pieno rispetto dell’avversario).

Può sembrare incredibile, ma le ricerche degli studiosi
dimostrano che - quando è intervistata - la gente si
vergogna di un sacco di cose, comprese le più innocenti (ad
esempio guardare parecchia televisione). Del resto ce
l’aveva già spiegato Altan molti anni fa, con la famosa
vignetta in cui il militante di sinistra confessa a se
stesso: «A volte mi vengono delle idee che non condivido».
Se le cose stanno così, il fallimento dei sondaggi diventa
meno inspiegabile. Nella cultura italiana i luoghi comuni
della sinistra «politicamente corretta» sono diffusi in modo
leggero ma capillare. Per molti cittadini progressisti o
illuminati se voti Forza Italia come minimo sei un
affarista, un mafioso, o un abbindolato. Se voti Lega sei
una persona rozza, egoista e intollerante. Se voti i
post-fascisti non hai diritto di sedere al desco dei veri
democratici. Se sei di sinistra e ti capita di comprare il
Giornale ti guardano come se avessi acquistato un rotocalco
pornografico (è successo a me).

Insomma, non è sempre e ovunque così ma lo è spesso, specie
nei luoghi che contano. Molti elettori di destra se ne
infischiano, ma una parte non trascurabile di essi
preferisce tenere coperte le proprie carte. Sul lavoro,
nelle cene, al bar, ma anche nei sondaggi. Se pensi di
votare un partito «democratico» o pienamente sdoganato non
hai seri timori a rivelare la tua scelta, ma se hai in animo
di votare un «partito maledetto» - ossia un partito di cui i
«sinceri democratici» dicono tutto il male possibile - puoi
essere tentato di non scoprirti, magari dichiarandoti
indeciso, o astensionista, o sostenitore di un partito né
carne né pesce (è per questo che, in passato, i Verdi erano
sempre sopravvalutati nei sondaggi). Qualche anno fa mi è
capitato di scrivere, anche sulla base di una analisi degli
atteggiamenti dell’elettorato italiano, che il «complesso
dei migliori» era una delle grandi malattie della cultura di
sinistra. Il fatto che ancor oggi tante persone preferiscano
non rivelare il loro voto quando esso si indirizza verso i
«partiti maledetti» mi fa pensare che, nonostante Veltroni
(o grazie a lui?), da quella malattia l’Italia non sia
ancora uscita. (la Stampa)
Socratis
2008-04-20 11:37:05 UTC
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Post by piotr
- la parte sana del Paese -
Tu sei Luca Ricolfi ?

Grazie, Ciao Socratis.

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