Discussione:
La riconduzione dei concetti nuovi a categorie note
(troppo vecchio per rispondere)
Arda Roccalas
2008-02-24 20:13:57 UTC
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Raw Message
In questi giorni, a causa di alcune questioni in cui sono incappata,
ragionavo su un fenomeno interessante che non avevo mai considerato:
l'esigenza - o quantomeno la tendenza - dell'individuo umano a ricondurre i
concetti nuovi che incontra a delle categorie precostituite per lui note.
In altre parole: quando si vede o si sente una cosa nuova - specialemente se
fuori dal proprio ordinario - spesso si tende almeno in prima istanza a
confrontarla con cose non nuove e, quando possibile, ad indentificarla (o
ravvicinarla) con esse.

Il meccanismo più frequentemente usato nella vita quotidiana è quello della
dazione di esempi.
Facciamo un esempio (scusate il gioco di parole!): se devo spiegare ad un
bambino delle elementari il concetto della sottrazione aritmetica, che è un
concetto astratto, potrei ricorrere ad una rielaborazione attraverso un
ragionamento concreto: "Se in un cesto ci sono cinque mele e ne mangio due,
quante ne restano?".

Ora, il discorso che sto scrivendo parrebbe banale e scontato, ma in realtà
non lo è affatto. Difatti, stante questa tendenza alla riconduzione delle
cose a categorie note, ho riscontrato il naturale insorgere di problemi nel
momento in cui tale riconduzione non è possibile.
Intendo dire che, analizzando in profondità il mio e l'altrui
comportamento, ho intuito che talvolta l'incapacità di accettare intimamente
dei concetti nuovi dipende proprio dalla difficoltà di ricondurli a
categorie note.
Ovviamente in un ambito ricco di sfide come quello antropologico, dove lo
studioso entra costantemente in contatto con realtà per lui nuove e diverse,
il problema si fa pregnante e merita di essere analizzato.

Questo mio ragionamento - senza dubbio cervellotico e forse derivante dalla
mia ultima abbuffata di cibo messicano piccante - è propedeutico ad alcuni
altri interventi che vorrei fare in futuro. Sicché chiederei la vostra
opinione (appellandomi alle più vaste competenze: antropologia, psicologia,
sociologia, filosofia ecc.) circa questi problemi:

1) Si può definire generalizzata la tendenza alla riconduzione a categorie
note?
2) Da cosa potrebbe essere causata? Esigenza di semplificazione dei
concetti, limitatezza mentale, oppure paura del nuovo e dell'ignoto, o
altro..?
3) Quali conseguenze comporta l'incapacità, l'impossibilità o la difficoltà
di tale riconduzione? Mancata accettazione del concetto nuovo? Mancata
comprensione? Comprensione e accettazione rallentate ma possibili?
4) L'analisi di questo meccanismo psicologico, può infine portare ad un suo
controllo e quindi all'annullamneto dei suoi eventuali effetti negativi?

Quest'ultimo mi pare soprattutto il punto centrale, che in realtà
costituisce una domanda retorica. Parlando a titolo meramente personale,
posso infatti confessare che aver preso coscienza di questo meccanismo
mentale mi ha recentemente aiutata ad accettare l'esitenza di ideee molto
lontane dal mio usuale modo di pensare. Vorrei precisare che con "accettare
l'esistenza" non intendo dire "condividere". Però esistono del livelli
d'indagine in cui è impossibile dicidere con autentico libero arbitrio di
condividere o meno un'idea, se prima non ci si libera della schiavitù di non
comprendere a fondo e accettare la possibilità di esisitenza dell'idea
stessa.
Spero quindi, in ultima analisi, che questa mia esperienza possa essere
utile anche ad altri.

Ciao,

Arda Roccalas
Dalgora Nulla
2008-02-24 23:34:23 UTC
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Raw Message
On Sun, 24 Feb 2008 20:13:57 GMT, "Arda Roccalas"
Post by Arda Roccalas
1) Si può definire generalizzata la tendenza alla
riconduzione a categorie note?
Direi di sì. . Credo chesia insito nel modo stesso in cui si struttura
la mente umana e nel modo stesso in cui si costruisce il pensiero il
fatto che "comprendere" sia necessariamente un processo mediante il
quale noi assimiliamo ciò che appartiene ad una nuova esperienza
a ciò che è già insito nella nostra conoscenza.

Ciò accade ad ogni livello, persino sul piano affettivo tanto che i
sentimenti (vedi l'amore) spesso ci riconducono ad affetti già noti.

Lo riscontriamo poi continuamente nell'uso linguistico di similitudini
o metafore per chiarire pensieri o concetti. La similitudine è sempre
un collegare ciò che appartiene all'esperienza individuale a ciò che
appartiene ad un'esperienza collettiva.

("Questo nome [il nome di don Rodrrigo] fu, nella mente di don
Abbondio, come, nel forte d’un temporale notturno, un lampo che
illumina momentaneamente e in confuso gli oggetti, e accresce il
terrore.")

Ma anche i grandi movimenti storici e le grandi trasformazioni
culturali collettive passano attraverso questo processo. Tanto per
citare gli episodi più noti, il Rinascimento travestì la costruzione
del mondo moderno con la riscoperta del mondo classico, ma anche
l'Unione Europea, nel coniare le sue monete, non ha dimenticato di
associare il nuovo simbolo a quello più antico e tradizionale di
ciascuno Stato.
Post by Arda Roccalas
2) Da cosa potrebbe essere causata? Esigenza di semplificazione dei
concetti, limitatezza mentale, oppure paura del nuovo e dell'ignoto,
o altro..?
La nostra mente si struttura, fin dalle primissime esperienze, creando
modelli che diventano poi elementi di misura per ogni confronto.

Se un'esperienza non è adatta al modello che ci siamo prefigurato, la
sua comprensione diventa problematica, un po' come avviene se ci si
trova di fronte ad una frase espressa in una lingua che ci è
totalmente ignota. Il senso di quella frase resta oscuro.
Post by Arda Roccalas
3) Quali conseguenze comporta l'incapacità, l'impossibilità o la
difficoltà di tale riconduzione? Mancata accettazione del concetto
nuovo? Mancata comprensione? Comprensione e accettazione rallentate
ma possibili?
Ho fatto l'esempio di una frase espressa in una lingua sconosciuta: a
mio avviso, ci possiamo rifare a questa situazione.

Se il desiderio di conoscere o la curiosità sono molto forti e
riescono a superare l'inerzia mentale, è possibile che si cercherà di
studiare la nuova lingua in modo da cogliere il senso di quella frase
che inizialmente non riuscivamo a comprendere.

E' ciò che compie Ulisse quando supera le Colonne di Ercole, per
intenderci. Ma anche Ulisse, prima di affrontare quest'avventura
dell'ignoto, aveva fatto ritorno a casa: l'uomo si muove sempre tra
bisogno di stabilità e certezze, e bisogno di avventura e conoscenza
del nuovo.
Post by Arda Roccalas
4) L'analisi di questo meccanismo psicologico, può infine portare ad
un suo controllo e quindi all'annullamneto dei suoi eventuali effetti
negativi?
Sì, direi di sì. Di fronte a ciò che non si conosce, l'atteggiamento è
di prudenza o addirittura di rifiuto, ma se il desiderio di conoscere
è molto forte e se la curiosità ci comanda, allora si supera ogni
incertezza.
Post by Arda Roccalas
Spero quindi, in ultima analisi, che questa mia esperienza possa
essere utile anche ad altri.
Grazie!:-)
Ciao,
Dalgora
Arda Roccalas
2008-03-02 15:19:05 UTC
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Raw Message
Post by Dalgora Nulla
Direi di sì. . Credo chesia insito nel modo stesso in cui si struttura
la mente umana e nel modo stesso in cui si costruisce il pensiero il
fatto che "comprendere" sia necessariamente un processo mediante il
quale noi assimiliamo ciò che appartiene ad una nuova esperienza
a ciò che è già insito nella nostra conoscenza.
Siamo d'accordo.
Post by Dalgora Nulla
Ciò accade ad ogni livello, persino sul piano affettivo tanto che i
sentimenti (vedi l'amore) spesso ci riconducono ad affetti già noti.
Lo riscontriamo poi continuamente nell'uso linguistico di similitudini
o metafore per chiarire pensieri o concetti. La similitudine è sempre
un collegare ciò che appartiene all'esperienza individuale a ciò che
appartiene ad un'esperienza collettiva.
Verissime entrambe le cose.
Post by Dalgora Nulla
Ma anche i grandi movimenti storici e le grandi trasformazioni
culturali collettive passano attraverso questo processo. Tanto per
citare gli episodi più noti, il Rinascimento travestì la costruzione
del mondo moderno con la riscoperta del mondo classico, ma anche
l'Unione Europea, nel coniare le sue monete, non ha dimenticato di
associare il nuovo simbolo a quello più antico e tradizionale di
ciascuno Stato.
Questi tuoi esempi sono interessantissimi, e dimostrano che la riconduzione
a categorie note non è solo una tendenza individuale, ma altresì collettiva.
Forse tutto deriva dal fatto che una parte è parte di un tutto e pertanto
influenza il tutto stesso?
Post by Dalgora Nulla
Se un'esperienza non è adatta al modello che ci siamo prefigurato, la
sua comprensione diventa problematica, un po' come avviene se ci si
trova di fronte ad una frase espressa in una lingua che ci è
totalmente ignota. Il senso di quella frase resta oscuro.
Potremmo così dirie che l'insieme delle categorie rappresenta il linguaggio
mentale.
Post by Dalgora Nulla
Se il desiderio di conoscere o la curiosità sono molto forti e
riescono a superare l'inerzia mentale, è possibile che si cercherà di
studiare la nuova lingua in modo da cogliere il senso di quella frase
che inizialmente non riuscivamo a comprendere.
Come scrivevo anche ad Arduino, c'è allora la componenente di una certa
pigrizia naturale che deve essere in qualche modo vinta

Grazie mille Dalgora: le tue risposte sono sempre ricche di dettagli
interessanti che meritano una speciale riflessione.

Buona domenica,

Arda Roccalas
Dalgora Nulla
2008-03-03 16:39:42 UTC
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On Sun, 02 Mar 2008 15:19:05 GMT, "Arda Roccalas"
Post by Arda Roccalas
Post by Dalgora Nulla
Ma anche i grandi movimenti storici e le grandi trasformazioni
culturali collettive passano attraverso questo processo. Tanto per
citare gli episodi più noti, il Rinascimento travestì la costruzione
del mondo moderno con la riscoperta del mondo classico, ma anche
l'Unione Europea, nel coniare le sue monete, non ha dimenticato di
associare il nuovo simbolo a quello più antico e tradizionale di
ciascuno Stato.
Questi tuoi esempi sono interessantissimi, e dimostrano che la riconduzione
a categorie note non è solo una tendenza individuale, ma altresì collettiva.
Forse tutto deriva dal fatto che una parte è parte di un tutto e pertanto
influenza il tutto stesso?
Be' che la Storia sia un prodotto umano è innegabile: ricorda però che
il tutto è sempre maggiore della somma delle singole parti in quanto
tra le singole parti si stabiliscono delle relazioni che hanno un
senso non posseduto dalle singole parti.
Post by Arda Roccalas
Post by Dalgora Nulla
Se un'esperienza non è adatta al modello che ci siamo prefigurato, la
sua comprensione diventa problematica, un po' come avviene se ci si
trova di fronte ad una frase espressa in una lingua che ci è
totalmente ignota. Il senso di quella frase resta oscuro.
Potremmo così dirie che l'insieme delle categorie rappresenta il linguaggio
mentale.
Direi che è un'immagine appropriata.:-)
Post by Arda Roccalas
Post by Dalgora Nulla
Se il desiderio di conoscere o la curiosità sono molto forti e
riescono a superare l'inerzia mentale, è possibile che si cercherà di
studiare la nuova lingua in modo da cogliere il senso di quella frase
che inizialmente non riuscivamo a comprendere.
Come scrivevo anche ad Arduino, c'è allora la componenente di una certa
pigrizia naturale che deve essere in qualche modo vinta
La pigrizia naturale o lo stato di inerzia sono fattori di
conservazione ed hanno una loro funzione di difesa. Ciò che è "nuovo"
può anche comportare dei pericoli, non necessariamente coincide con
un'esperienza positiva.

Fin dall'antichità chi si avventurava in una nuova terra portava con
sé gli spiriti degli antenati e persino Bennato, nella sua ultima
canzone (che ho postato) dice di chi emigra:

"c’è una musica nel viaggio
dalla terra di nessuno
di chi porta nel futuro
i tamburi del villaggio."

Ciao,
Dalgora
Arduino
2008-02-26 18:44:56 UTC
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Raw Message
Post by Arda Roccalas
In questi giorni, a causa di alcune questioni in cui sono incappata,
l'esigenza - o quantomeno la tendenza - dell'individuo umano a
ricondurre i concetti nuovi che incontra a delle categorie precostituite
Rispondo, se mi permetti, allargando il tema.
Le parole, pregiudizio, preconcetto, spesso vengono usate in modo improprio.
Invece, il suffisso pre, indica semplicemente che si è dato il giudizio
prima di aver esaminato la questione. Il pregiudizio, può anche essere
positivo, l'antirazzista, anche se non avesse alcuna conoscenza dei
cinesi, rispondendo a chi fosse preoccupato per l'arrivo nel quartiere
di molti cinesi, direbbe: siete pieni di pregiudizi; sono persone come
noi e sono venuti solo per lavorare. Ebbene, anche il suo sarebbe un
pregiudizio, perché dato prima di aver conosciuto i cinesi. Il male, è
che poi la gente, invece di modificare i pregiudizi in base alla realtà,
modifica la percezione della realtà in base i pregiudizi: Il razzista,
da pochi atti di delinquenza cinesi, del tutto al di sotto della
media di delinquenza italiana, troverebbe conferma del preconcetto che i
cinesi sono delinquenti. L'antirazzista, tenderà al contrario a
minimizzare sempre, anche se i cinesi invece esprimessero un alto tasso
delinquenziale, oppure troverebbe giustificazioni. (Anche se di solito,
il pregiudizio più duro è quello negativo)
Descartes (Cartesio in nazionalpopolare) aveva ben descritto come la
nostra mente agisca in gabbie mentali costruite da altri durante la
nostra fase educativa (Lui per la verità, usa l'esempio del dipinto,
fatto quasi esclusivamente da altri, cui il soggetto da solo le ultime
pennellate).
Se io ti stessi perlando a voce, nel 90% dei casi, tu mi ribatteresti,
condividendo o contestando, senza por tempo in mezzo, avviando la frase
immediatamente dopo la mia, senza aver posto in mezzo il tempo per
riflettere. Nel caso tu facessi così (non ci sarebbe niente di male,
facciamo tutti così, e per fortuna, altrimenti le conversazioni
sarebbero noiosissime)sarebbe evidente, che tu non avresti potuto
elaborare ex novo in zero secondi una risposta ad un argomento che fino
a pochi minuti prima non potevi immaginare che ti sarebbe stato posto.
Semplicemente, faresti ricorso a pensieri preconfezionati che fanno
parte della tua personalità, Da alcune parole e concetti chiave (quelli
per intenderci, che usano i persuasori, che infarciscono ad esempio di
nuovo ed innovazione ogni loro concetto per indurre una percezione
positiva)stabiliresti se approvare o contraddire, poi adatteresti
all'argomento alcuni tuoi concetti basilari, e con questi forniresti la
risposta (Per questo, io sono convinto che la scuola dovrebbe insegnare
ad usare il cervello: Tema, dai una tua valutazione su queswto discorso
fatto da... Il giorno dopo: Tema: adesso dai una valutazione contraria a
quella che avevi dato ieri, sempre sullo stesso discorso)
Dopo questa noiosa (Acc.! Un persuasore occulto, mi direbbe che non
avrei dovuto usare quel termine) esposizione, credo di aver un
pochettino chiarito perché così spesso ricorriamo a categorie note: Non
siamo abituati ad elaborare concetti nuovi, pertanto, di fronte ad un
elaborazione nuova, ci è istintivo riportala entro i termini delle
concezioni mentali precostituite.
Ciao:-)
Ad'I
Post by Arda Roccalas
Ciao,
Arda Roccalas
Arda Roccalas
2008-03-02 15:11:54 UTC
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Raw Message
Post by Arduino
Rispondo, se mi permetti, allargando il tema.
Le parole, pregiudizio, preconcetto, spesso vengono usate in modo improprio.
Invece, il suffisso pre, indica semplicemente che si è dato il giudizio
prima di aver esaminato la questione.
Assolutamente vero. Il pregiudizio non è necessariamente positivo o
negativo, ma semplicemente precedente. Così come un postgiudizio sarebbe
semplicemente un giudizio posteriore, senza ulteriori implicazioni.
Nel parlare quotidiano si creano spesso, però, deformazioni lessicali. Un
caso tipico è quello del vocabolo "oriundo": io ho sempre saputo che
significa "indigeno", cioè abitante di quel tal luogo. Ma ho notato che
molte persone lo intendono con significato esattamente opposto, cioè come
"straniero".
Alcuni dizionari, dal canto loro, non chiariscono molto le idee... (vedine
uno per tutti quello online di Virgilio Parole, alla sezione sinonimi) :-))
Post by Arduino
Descartes (Cartesio in nazionalpopolare) aveva ben descritto come la
nostra mente agisca in gabbie mentali costruite da altri durante la nostra
fase educativa (Lui per la verità, usa l'esempio del dipinto, fatto quasi
esclusivamente da altri, cui il soggetto da solo le ultime pennellate).
Questa citazione è interessante. Approfonditò...
Post by Arduino
Se io ti stessi perlando a voce, nel 90% dei casi, tu mi ribatteresti,
condividendo o contestando, senza por tempo in mezzo, avviando la frase
immediatamente dopo la mia, senza aver posto in mezzo il tempo per
riflettere. (...)
Semplicemente, faresti ricorso a pensieri preconfezionati che fanno parte
della tua personalità,
Ecco un vantaggio dei newsgroup: hai tutto il tempo che vuoi prima di
rispondere :-))
Post by Arduino
Dopo questa noiosa (Acc.! Un persuasore occulto, mi direbbe che non avrei
dovuto usare quel termine) esposizione, credo di aver un pochettino
chiarito perché così spesso ricorriamo a categorie note: Non siamo
abituati ad elaborare concetti nuovi, pertanto, di fronte ad un
elaborazione nuova, ci è istintivo riportala entro i termini delle
concezioni mentali precostituite.
Quest'interpretazione è molto interessante, e chiama in causa il concetto di
"abitudine". Poiché una delle nostre attività prevalenti è il discorso
orale, ed esso non ci allena a riflettere sufficientemente sulle cose, il
nostro cervello è "disabituato" a farlo.
Questo potrebbe anche comportare che le persone che fanno poco uso di
strumenti scritti (libri, giornali, ecc., i quali consentono di riflettere
meglio sulle cose e fermarsi il tempo necessario prima di proseguire), siano
tendenzialmente meno elastiche mentalmente. Al contrario, chi fa un maggior
uso di quegli strumenti, allena indirettamente la propria mente
all'elasticità.
In effetti, per statistica, tutti i miei conoscenti che non fanno altro che
occupare il loro tempo libero davanti alle trasmissioni televisive più
sempliciotte, dimostrano una scarsissima apertura mentale nei più svariati
ambiti. Forse il tutto è determianto da una congenita "pigrizia mentale": se
non ho voglia di faticare a leggere un libro, potrò mai aver voglia di
provare la cucina tibetana? Se invece sono una persona con forte volontà e
spirito d'iniziativa, sarò anche pronta ad affrontare la fatica della
novità.
Qulacuno potrebbe però giustificare il dato considerando un altto aspetto,
cioè quello culturale: chi possiede una bassa cultura, generalmente è anche
meno elastico mentalmente e viceversa.
Quale sarà la verità?

Grazie mille della risposta e buona domenica,

Arda Roccalas
Dalgora Nulla
2008-03-02 20:45:39 UTC
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Raw Message
On Sun, 02 Mar 2008 15:11:54 GMT, "Arda Roccalas"
Post by Arda Roccalas
Nel parlare quotidiano si creano spesso, però, deformazioni lessicali. Un
caso tipico è quello del vocabolo "oriundo": io ho sempre saputo che
significa "indigeno", cioè abitante di quel tal luogo. Ma ho notato che
molte persone lo intendono con significato esattamente opposto, cioè come
"straniero".
Alcuni dizionari, dal canto loro, non chiariscono molto le idee... (vedine
uno per tutti quello online di Virgilio Parole, alla sezione sinonimi) :-))
Il dizionario in effetti non è molto chiaro, ma "oriundo" viene dal
latino "orior" e vuol dire "originario di". Si dice di chi vive in un
determinato luogo, ma ha genitori o nonni "originari" di un altro
paese. Per esempio, i miei nipotini olandesi saranno sempre da
considerare "oriundi" italiani!:-)

Ciao,
Dalgora
Arduino
2008-03-03 21:15:35 UTC
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Raw Message
Post by Dalgora Nulla
Il dizionario in effetti non è molto chiaro, ma "oriundo" viene dal
latino "orior" e vuol dire "originario di". Si dice di chi vive in un
determinato luogo, ma ha genitori o nonni "originari" di un altro
paese. Per esempio, i miei nipotini olandesi saranno sempre da
considerare "oriundi" italiani!:-)
Il termine aveva avuto negli anni sessansa-settanta, fortuna calcistica.
Infatti, precedentemente, nei club e nella nazionale italiana, si
facevano giocare gli oriundi, cittadini stranieri (quasi sempre
sudamericani) che potevano vantare origini italiane.
Ma si esagerò e in pratica non ci fu più un bravo giocatore di cui non
si trovasse una quatrisnonna italiana. Infine, accusati d'essere stati
causa della sconfitta in un mondiale, vennero esclusi dalla nazionale, e
non so se simultaneamente o poco successivamente, venne interdetto ai
club il loro acquisto. Naturalmente, come in tutte le cose calcistiche,
la polemica si trascinò per anni, dando fama al termine.
Il quale, pare anche a me che stia traslitterando da: Originario di
(Originario del messico-oriundo messicano) a straniero, facendo il
plurale: oriundi di vari paesi.
Ciao
Ad'I
Post by Dalgora Nulla
Ciao,
Dalgora
Arduino
2008-03-03 21:43:22 UTC
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Raw Message
Post by Arda Roccalas
Assolutamente vero. Il pregiudizio non è necessariamente positivo o
negativo, ma semplicemente precedente. Così come un postgiudizio sarebbe
semplicemente un giudizio posteriore, senza ulteriori implicazioni.
Esatto, tranne quella che: essendo stato dato in precedenza, non ha
potuto contare sull'osservazione dei fatti.
Post by Arda Roccalas
Nel parlare quotidiano si creano spesso, però, deformazioni lessicali.
Un caso tipico è quello del vocabolo "oriundo": io ho sempre saputo che
significa "indigeno", cioè abitante di quel tal luogo. Ma ho notato che
molte persone lo intendono con significato esattamente opposto, cioè
come "straniero".
Alcuni dizionari, dal canto loro, non chiariscono molto le idee...
(vedine uno per tutti quello online di Virgilio Parole, alla sezione
sinonimi) :-))
Su questo ho risposto al post di Dalgora.
Post by Arda Roccalas
Descartes (Cartesio in nazionalpopolare) (....) usa l'esempio del dipinto,
fatto quasi esclusivamente da altri, cui il soggetto da solo le ultime
pennellate).
Questa citazione è interessante. Approfondirò...
Se io ti stessi perlando a voce, nel 90% dei casi, tu mi ribatteresti,
condividendo o contestando, senza por tempo in mezzo, avviando la
frase immediatamente dopo la mia, senza aver posto in mezzo il tempo
per riflettere. (...)
Semplicemente, faresti ricorso a pensieri preconfezionati che fanno
parte della tua personalità,
Ecco un vantaggio dei newsgroup: hai tutto il tempo che vuoi prima di
rispondere :-))
Esatto, credo sia un buon stimolo a riflettere.
Post by Arda Roccalas
Non siamo abituati ad elaborare concetti nuovi, pertanto, di fronte ad
un elaborazione nuova, ci è istintivo riportala entro i termini delle
concezioni mentali precostituite.
Quest'interpretazione è molto interessante, e chiama in causa il
concetto di "abitudine". Poiché una delle nostre attività prevalenti è
il discorso orale, ed esso non ci allena a riflettere sufficientemente
sulle cose, il nostro cervello è "disabituato" a farlo.
Questo potrebbe anche comportare che le persone che fanno poco uso di
strumenti scritti (libri, giornali, ecc., i quali consentono di
riflettere meglio sulle cose e fermarsi il tempo necessario prima di
proseguire), siano tendenzialmente meno elastiche mentalmente. Al
contrario, chi fa un maggior uso di quegli strumenti, allena
indirettamente la propria mente all'elasticità.
In effetti, per statistica, tutti i miei conoscenti che non fanno altro
che occupare il loro tempo libero davanti alle trasmissioni televisive
più sempliciotte, dimostrano una scarsissima apertura mentale nei più
svariati ambiti. Forse il tutto è determianto da una congenita "pigrizia
mentale": se non ho voglia di faticare a leggere un libro, potrò mai
aver voglia di provare la cucina tibetana? Se invece sono una persona
con forte volontà e spirito d'iniziativa, sarò anche pronta ad
affrontare la fatica della novità.
Qulacuno potrebbe però giustificare il dato considerando un altto
aspetto, cioè quello culturale: chi possiede una bassa cultura,
generalmente è anche meno elastico mentalmente e viceversa.
Quale sarà la verità?
Non credo che la bassa cultura, induca a rigidità mentale.
La persona di bassa cultura, sapenddo della sua inferiorità, dovrebbe
essere più portata a recepire ciò che sente da persone che reputa più
istruite.
Caso mai, l'enorme mole di "cultura spazzatura" fa si che le persone
mediocri (per cultura od intelletto) riempiano la mente di inutile
paccoltiglia (Un tempo, se un dotto si fosse degnato di spiegare ad un
contadino la scienza delle stelle o la storia dell'antichità, questi lo
avrebbe ascoltato a bocca aperta, oggi la fame di sapere viene satollata
dalle informazioni sul grande fratello.
Riguardo al discorso generale sul ragionamento preconcetto, riprenderò
il tema in un nuovo post.
Ciao
Ad'I
Post by Arda Roccalas
Grazie mille della risposta e buona domenica,
Arda Roccalas
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