Discussione:
Cacciari e la crociata anti-Halloween
(troppo vecchio per rispondere)
Dalgora Nulla
2008-11-01 12:14:25 UTC
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Raw Message
Massimo Cacciari «Festeggiare Halloween a Venezia?
Non se ne parla proprio. Roba da Disneyland. O da Peschiera del Garda,
lì dove c’è Gardaland. Noi abbiamo il Carnevale più bello, intelligente
ed elegante del mondo. Perché mai dovremmo concedere spazio a qualcosa
che non c’entra niente, dico niente, con le tradizioni italiane?».
http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_31/cacciari_anti_halloween_491cce32-a71d-11dd-90c5-00144f02aabc.shtml
Ieri stavo per pubblicare anche io l'articolo di Cacciari proprio
perché penso che dovrebbe dare l'avvio ad una discussione
interessante.

Per molti aspetti, è vero che in queste feste prevale un aspetto
puramente commerciale, ma a guardar bene questo carattere commerciale
ormai da tempo ha deteriorato anche le "nostre" festività, legate alla
cultura cattolica.

Non mi sembra, quindi, corretto porre una distinzione basandosi su
questo carattere.

Se mai potremmo dire che l'aspetto puramente consumistico,
deteriorando il senso più profondo della festività, ha aperto la via
al diffondersi di altri riti a cui le persone si aggrappano nella
ricerca di una propria identità più solida e profonda.

Frequentando gruppi appartenenti a religioni diverse, ho colto proprio
questo bisogno, per molti, di ricollegarsi a riti ancestrali,
ricercando nelle origini le proprie radici, nella speranza di
riscoprire un maggiore approfondimento interiore che attualmente è
venuto a mancare.

Cacciari commette un errore (ma credo che a spingerlo a commetterlo
sia stata l'esigenza politica di tutelare una festa che rappresenta un
richiamo turistico notevole per Venezia): commette un errore quando
pur richiamandosi all'etimologia della trasgressione - "trans-gredior"
(passare al di là, varcare...) - non coglie il fatto che tale aspetto
-cioé questo passaggio - era contrassegnato, all'origine, da
mutamenti legati ai cicli agricoli.

Da Halloween al Carnevale il nostro anno è tutto contrassegnato da
una serie di festività che hanno un unico tema ed un'unica origine.

Come mai è accaduto questo? Perché questo proliferare di riti
identici?

Forse questo è accaduto per un'ansia di distinzione da parte dei vari
popoli (qualcosa di simile è avvenuta per il calendario e il giorno
festivo settimanale) oppure è accaduto ciò che spesso avviene per i
miti o le leggende di cui troviamo versioni diverse tra popoli
diversi.

Con la globalizzazione, o anche prima, con invasioni e fusioni di
popoli, si produce poi il fenomeno di sovrapposizioni o il fenomeno di
un moltiplicarsi di feste aventi tutte un medesimo significato, ma
portatrici di sfumature diverse.

A ben guardare, anche il carnevale italiano, a seconda delle città in
cui si celebra, assume sfumature diverse. Ad esempio, mentre il
Carnevale veneziano punta su una satira di tipo esistenziale (i cinque
sensi), quello toscano (Viareggio) punta molto di più sulla satira
politica.

Inoltre persino nelle celebrazioni italiane abbiamo slittamenti di
date in modo che le feste non si sovrappongano. E non mancano casi in
cui il carnevale si celebra addirittura durante la Quaresima.

Quanto al Carnevale veneziano, di cui apprezzo molto la scenografia,
il gusto e la raffinatezza, credo che abbia ben poco ormai di
"popolare" e mi sembra abbastanza lontano dal senso "trasgessivo" che
l'uso della maschera sembrerebbe ancora esprimere.

Ciao,
Dalgora
Ricordi
2008-11-02 14:50:37 UTC
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Raw Message
...Scrive *Dalgora Nulla* il 01/11/2008 13.14.25,
Post by Dalgora Nulla
ha aperto la via
al diffondersi di altri riti
Nessun rito per me... un modo come pochi altri per unirsi,
stare in compagnia. Togliere un po' di negatività che ci vive
tutti i giorni per motivi più diversi.
Non faccio di una festa l’antagonista dell’altra… ben vengano
più ricorrenze.
--
http://www.robertosaviano.it/
m.m.
2008-11-03 11:15:30 UTC
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Raw Message
Non faccio di una festa l'antagonista dell'altra. ben vengano
più ricorrenze.
stavo per dirlo io e mi trovo tolte (e con molta maggior rapidità ed
efficacia: complimenti a Ricordi) le parole di bocca. Visto che sono
prolisso di natura aggiungo qualche altra considerazione. :-)
Lo spavento che ci prende a frotne elle forme di deculturalizzazione
promosse dall'omolagazione imperante ci porta (porta alcuni: Cacciari!) a
cercare di difendere il giardino culturale di casa murandone i confini. A
frotne di quella che sembra una invasione materialista e consumista
straniera si reagisce richiamandoci alle "sane" tradizioni, al passato,
all'immutabilità delle identità, alla certezza di ciò che è consolidato.
Quasi che esistessero autentiche tradizioni. Quasi, anzi, che una tradizione
possa essere "autentica" in opposizione ad una "inautentica". Una volta,
anni 50-60, le feste paesane, le sagre, ciò che era "locale" era svalutato
come residuo di un passato "vecchio", "primitivo", da superare in nome della
modernità: via i dialetti (la ricordate la lotta a scuola contro i
dialetti?), via le feste tradizionali, via il "superato". Oggi, per
reazione, si fa il contrario inventando (alla lettera) tradizioni antiche.
Così persino uno dei carnevali più consumisti, quello di Venezia, diviene
una tradizione popolare.
Ora, la via migliore per rispondere alla barbarie non è chiudersi in un
fortino culturale, barricandosi dietro tradizioni inventate o reinventate.
La via migliore è quella di accettare ciò che è nuovo, integrandolo senza
pretendere di ridurlo. Halloween non ha niente di demoniaco (?), di pagano
(?), di religioso (?). E non è nemmeno straniero, non più della gomma da
masticare (che una volta si chiamava "americana"!). Non ha senso dire che i
biscotti italiani sono migliori di quelli inglesi, che i biscotti della
nonna (ma le nonne fanno i biscotti?) comprati al supermercato siano meglio
di quelli comprati al supermercato senza l'etichetta della nonna. Accettiamo
la multiuculturalità soprattutto se questa è poi riplasmata dal basso. Ora
Halloween, certo importato dagli Usa sulla via di canali commerciali, è però
diventato ben altro e la sua popolarità tra i giovani deriva da altro che
dal consumismo. La festa è stata riplasmata e trasformata. Non è sfuggita
alla rete commerciale ma quale festa vi sfugge? Smetteremo di festeggiare il
Natale perché controllato dalla Nestlè? O perché è una festa "nordica" (ogni
tanto è uno slogan che esce) e dunque "straniera"? Inventata o no (ma tutte
le feste una volta sono state inventate) Halloween è oggi pienamente
"nostra".
Se vogliamo combattere il consumismo prendersela con Halloween è come mirare
ad una mosca con un cannone. Al contrario, in un periodo in cui i centri del
potere dichiarano che occorre lavorare di più e esser pagati meno, il valore
di una festa mi sembra autenticamente disalienante e contestatorio.
marco

PS: questo post, in replica ad un altro, va su un mucchio di NG. Pregherei
chi avesse desiderio di replicare di farlo sul NG di antropologia, non
avendo io modo di seguire gli altri.
Ricordi
2008-11-03 19:52:04 UTC
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Raw Message
...Scrive *m.m.* il 03/11/2008 12.15.30,
Post by m.m.
Oggi, per
reazione, si fa il contrario inventando (alla lettera) tradizioni antiche.
Così persino uno dei carnevali più consumisti, quello di Venezia, diviene
una tradizione popolare.
Forse perchè si cerca un’identità persa, almeno si pensa. Quand'ero ragazzo credevo di
non arrivare mai a vivere dei limiti, limiti che vedevo nei miei genitori, quelli
di capire o accettare quello che era il nuovo, i vestiti, i balli, le tecnologie,
il gergo, l'era del consumismo dell'uso e getta che si apriva. La generazione a loro dopo.

Ora mi ritrovo quasi nei loro panni, alcune sfumature non le voglio capire
o per lo meno faccio più fatica, avendo la presunzione di essere nel giusto.

Eppure i miei figli si comportano ne più ne meno di me al loro tempo.

E' un po' così anche per le feste, quelle con le quali siamo cresciuti
noi, son giuste, quelle che arrivano durante, quelle non nostrane, son di serie B.

Feste non feste, prive d'identità vissute, raccontate.

Per me la festa è un motivo in più da vivere nella spensieratezza, vita permettendo.
--
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darik
2008-11-04 20:59:45 UTC
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Raw Message
sono arrivato qui in cerca di notizie ed ho trovato proprio il topic
ad hoc.
in altro n.g. a proposito di halloween è stato postato quanto segue:
------------------------------------------------------------------------
Ma con la zucca e la candelina dentro ci andavo anch'io da piccolo!
Pero' la nostra non era appunto, una carnevalata!
Era il desiderio di riempirti le tasche di noci, caldarroste, qualche
soldino,
io ho notizie di questa usanza di accendere candeline dentro una zucca
intagliata, ke vanno da quasi un secolo fa fino alla fine della seconda
guerra mondiale; però non mi risulta ke qui nella provincia di firenze
i ragazzini andassero in giro a kiedere dolci o altro.
a questo punto sono curioso (e farò ricerke in merito) di saperne di
più di questa usanza ke, al contrario di come sembra, esisteva prima
dell'importazione dall'america.
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ora, senza andare a scomodare i celti, shamain e altro vorrei sapere se
ci sono notizie di questa usanza, oltre i limiti indicati sopra.

:-? darik
--
socio del:
http://it.groups.yahoo.com/group/gruppo_laico_valdisieve/
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