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La leggenda dei Berchiddi e dell'Eterna Alleanza
(troppo vecchio per rispondere)
Arda Roccalas
2008-11-05 22:30:27 UTC
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Raw Message
Cari amici,

tempo fa ho postato un mio racconto ispirato alla leggenda sarda dei
Longareddos, diffusa nell'area del Limbara (per chi non l'avesse letto, è
ancora visibile nel gruppo).
Unisco qui di seguito il secondo ed ultimo capitolo della saga.
Naturalmente ci sarebbero molte altre tradizioni locali su cui soffermarsi,
ma mi sono limitata a quelle di cui ho esplorato i luoghi personalmente.

Ciao a tutti,

Arda Roccalas


La leggenda dei Berchiddi e dell'Eterna Alleanza

Erano passati pochi giorni dalla mia ultima escursione, durante la quale
avevo fatto l'incredibile conoscenza dei Longareddos.
Decisi di intraprendere un nuovo itinerario, questa volta partendo dal paese
di Calangianus e dirigendomi verso le pendici del Monti Biancu.
Fu proprio in quell'occasione che incontrai un individuo quanto mai
bizzarro...
Il sole era ancora alto nel cielo. Passeggiavo silenziosamente tra i bassi
arbusti d'un verde intenso e le brulle rocce roventi, sparse per tutto il
paesaggio. Il percorso era in costante, leggera salita, nei profondi silenzi
di quelle valli senza tempo.
A tratti comparivano vaghi segni della presenza umana: cancelli isolati che
conducevano verso chissà quali destinazioni, rari muretti a secco
abbandonati da decenni, un cartello o due oramai sbiaditi sotto l'accecante
luce estiva.
A dire il vero, però, tutt'intorno il mondo taceva. Non un suono lontano
d'uomini, non l'eco stridente del traffico, nemmeno uno scroscio di
ruscello o fontana. Solo il lieve ronzio degli insetti sembrava animare quel
sentiero ancestrale.
Fu così con una certa sorpresa, e senza essermi accorta d'un sol fruscio,
che mi voltai di scatto, sentendomi osservata.
<< Buongiorno a te, viaggiatrice. Cosa ti porta da queste parti? >>
Innanzi a me s'ergeva un piccolo uomo, dai tratti mediterranei tipici di
quelle zone. Il suo volto mostrava i segni ineluttabili degli anni, come
pure la sua voce flebile, svelando un'età avanzata. Eppure i suoi occhi neri
e limpidi parevano sussurrare un brio inaspettato, una forza arcaica e mai
del tutto sedata.
<< Esploravo questi luoghi alla ricerca di tracce delle antiche leggende. Ho
sentito molte dicerie nei paesi vicini. >>
<< Questa storia non l'hai ancora sentita, ragazza dagli occhi verdi... I
tuoi occhi mi rammentano quelli che tante volte osservai da bambino, in uno
dei ritratti di famiglia che si trovava nella mia casa d'infanzia.
Raffigurava una mia bisnonna, quand'era ancora una fanciulla giovane come
te.
La sua storia è antica e magica, come queste valli che ti circondano. >>
Le parole dell'anziano mi avevano instillato un'inguaribile curiosità.
Cacciatrice delle più ancestrali leggende, ricercatrice delle cose passate e
dell'atavico immaginario umano, come avrei potuto resistere a quella
tentazione?
Sembrava un dono caduto dal cielo. Sorridendo tra me e me, volsi lo sguardo
alla ricerca di un masso ampio e comodo, e lo indicai all'uomo come luogo su
cui sederci a discorrere. Egli mi seguì felice. Intuii che aveva sperato di
potermi raccontare la sua storia.
E la storia incominciò.
<< La mia bisnonna era una giovinetta molto bella. I capelli nero ebano
contrastavano con la chiara carnagione, assai diversa dalle pelli abbronzate
comuni da queste parti. Si diceva che non fosse nata qui, ma che vi si
fosse trasferita in tenera età; non ho mai saputo da dove provenisse
veramente.
Quel che so di per certo, è che aveva un temperamento vivace ed una grande
curiosità verso le cose del mondo. Per questo aveva molto viaggiato in lungo
e in largo per tutta l'isola, alla ricerca di conoscenze antiche e
misteriose.
Il destino si rivelò generoso con lei: le mostrò qualcosa che gli uomini
mortali non avevano più visto da molti millenni. >>
L'uomo si arrestò un istante, con lo sguardo assorto verso l'orizzonte. Poi
accennò ad un lieve sorriso e ricominciò.
<< Un giorno, durante uno dei suoi viaggi, si ritrovò proprio per queste
valli. Camminava solitaria ascoltando i suoni della natura ed ammirando le
vette boscose che l'attorniavano.
Non si aspettava di certo che poco dopo avrebbe fatto un incontro
assolutamente incredibile. Stava proprio per accelerare il passo nel
tentativo di raggiungere la sommità della collina, quando le apparve davanti
una creatura dalle fattezze stranissime. Si muoveva e parlava come un uomo,
ed aveva anche la statura di un uomo - o forse poco più - ma la sua pelle
era grigia come la pietra; la sua carne, dura come roccia.
La creatura le domandò in tono minaccioso chi fosse e cosa volesse, e perché
camminasse senza permesso nel territorio dei Berchiddi.>>
<< I Berchiddi? >> chiesi io. << Che cosa sono? >>
<< Sono entità antichissime, spiriti soprannaturali che animano le pietre di
queste valli, scolpendole a loro immagine e somiglianza. Si dice che un
tempo potessero parlare, e perfino muoversi, come pare abbiano fatto quel
giorno davanti agli occhi esterrefatti della ragazza. Ma è da molti decenni
che nessuno riporta più storie sul loro conto. Noi crediamo che continuino
ad albergare in queste pietre; ma che, per qualche sconosciuta ragione,
abbiano ormai scelto il silenzio. >>
L'uomo sospirò, come se il suo cuore fosse per un attimo tornato al tempo
presente, dopo quella breve incursione nel passato. Proseguì la sua storia.
<< I Berchiddi non erano gli unici esseri soprannaturali di queste parti: al
contrario, convivevano con altre specie, e si diceva fossero tra loro spesso
in conflitto. Per esempio, pare che tra i più potenti avversari avessero i
Longareddos, un'altra razza di pietre magiche dislocate più ad ovest. Ne hai
mai sentito parlare? >>
All'udire dei Longareddos trasalii.
<< Ne so qualcosa >>, risposi con aria sorniona, ma preferii non attardarmi
a narrare le mie avventure. Desideravo ardentemente ascoltare il prosequio
della storia.
<< I Berchiddi, tra tutte le razze soprannaturali, erano conosciuti per
essere alquanto burberi e non troppo socievoli. Non si può dire che fossero
cattivi; avevano solo sofferto molto, e ciò li aveva resi riservati e poco
inclini a stringere nuove amicizie.
La fanciulla passava ora nel loro territorio senza aver annunciato la sua
presenza, e ciò li turbava profondamente, timorosi che potesse essere lì per
fare loro qualche danno volontario.
Invece era tutto il contrario. La ragazza amava la natura ed era pronta ad
accettare qualsiasi conoscenza le si parasse innanzi. Non era sua intenzione
offendere i Berchiddi. Ma questi si mostrarono ostili: non le impedirono il
passaggio per quelle terre, però le rifiutarono la loro protezione e il loro
aiuto contro gli animali selvatici e le altre creature oscure della zona.
La ragazza decise allora di provare a farseli amici.
L'esperienza le aveva insegnato che il modo migliore per inaugurare un buon
rapporto è offrire un qualche dono.
Offrì loro dell'acqua, ma essi rifiutarono seccamente. L'acqua era loro
nemica, poiché erode lentamente la pietra provocando solchi e crepe.
Offrì loro del fuoco, ma il fuoco era loro nemico poiché esso è figlio del
sole, che col suo calore spacca le pietre dall'alto dei cieli.
Allora si guardò intorno sconsolata, cercando qualcos'altro da poter
proporre come offerta. Vide che sul ciglio del sentiero, per metri e metri,
si ergevano folti roveti. I loro rami erano carichi di more selvatiche, nere
e dell'aspetto succoso, come si conviene in questa stagione. Provò allora ad
offrire delle more: i Berchiddi le opposero un altro rifiuto, giacché i
roveti erano loro nemici, dato che si insinuano tra le pietre e le
feriscono, separandole le une dalle altre.
La ragazza non sapeva più cosa fare. Si frugò in tasca alla ricerca di
qualche idea, e vi trovò una bella conchiglia marina che aveva raccolto in
uno dei suoi viaggi.
Offrì quella, lodandone la bellezza e la rarità, in quelle valli montuose.
I Berchiddi parvero per un attimo tentennare, ma non accettarono
immediatamente la proposta. Dissero che ci avrebbero pensato su, e che nel
frattempo l'avrebbero fatta passare, ma sempre negandole la loro mistica
protezione.
La fanciulla proseguì il suo cammino per ore, attendendo la loro risposta.
Temendo che potesse essere negativa, continuava a cercare altri possibili
doni da offrire, ma non riusciva a trovare nulla.
Il tempo passava velocemente e l'ora del tramonto si approssimò. Il percorso
era ancora assai lungo ed ella si trovava nel cuore dei monti, senza riparo
e rifugio dagli animali selvatici. La protezione dei Berchiddi sarebbe stata
quanto mai preziosa, quella notte.
Stava quasi per abbandonarsi alle lacrime di sconforto, quando infine le
balenò in testa un'idea. Mentre le sue piccole dita s'insinuavano tra i rovi
alla ricerca di more da sgranocchiare per cena, le venne in mente la cosa
più balzana ed astuta che un umana avrebbe mai potuto escogitare.
Chiamò attorno a sé tutti i Berchiddi, con voce squillante e temeraria.
<< Amici miei, >> incipiò inizialmente con timidezza, ma poi sempre più
risoluta << conosco i nemici che circondano i Berchiddi. Conosco la vostra
saggezza, la vostra bellezza e il vostro valore; e conosco i vostri
avversari che vi minacciano e vi costringono costantemente alla guerra: il
sole che spacca le pietre, l'acqua che le erode, i roveti di more che le
solcano.
Conosco tutto ciò, e provvedo ad annunciarvi quanto segue.
Io, esponente della razza degli uomini, dichiaro ufficialmente la mia
volontà di allearmi con voi e di sostenervi nella lotta contro i vostri
nemici! >>
<< Bugiarda! >> urlarono i Berchiddi. << Millantatrice!!! Come pensi di
aiutarci, con quel tuo corpo esile?!? >>
La fanciulla si riempì allora di fierezza e declamò: << Io sono la
Mangiatrice di More! Io sono la grande, imbattibile, invincibile
distruttrice e mangiatrice di more!>>
<< E' impossibile! Dimostracelo!!! >> urlò la folla imbizzarrita.
La fanciulla si diresse verso il più vicino roveto: con alterigia allungò la
mano, raccolse decine e decine di more e iniziò ad ingurgitarle con foga
edace. Poi, col viso impiastricciato e la mano colante di succo vermiglio,
alzò il braccio in tono intrepido e mostrò al popolo la sua grande prodezza.
<< Brava! Evviva! Viva la Mangiatrice di More! >> la folla sbottò
incontenibile, acclamando l'eroina ed applaudendola fragorosamente.
Arrivarono trafelati tutti i dignitari e i diplomatici dei Berchiddi,
ansiosi di stringerle la mano e di congratularsi per la sua impresa.
<< Da oggi ti insigniamo del titolo di Mangiatrice e Devastatrice di More.
Ti proclamiamo amica della razza dei Berchiddi e ti preghiamo di stipulare
con noi un'eterna alleanza. >>
<< Con vero piacere! >> accettò la fanciulla, colma di contentezza.
E fu così che i Berchiddi e la Mangiatrice di More strinsero un'alleanza
eterna.
Da allora gli umani e i Berchiddi sono uniti da un'amicizia che proseguirà
fino alla fine dei tempi. >>
L'uomo abbassò lo sguardo e tornò silente. Mi osservò con intensità, come a
voler penetrare i miei pensieri.
Il racconto era stato bellissimo. Sospirai ripensando a tutte le cose
incredibili che quel piccolo ometto mi aveva narrato, e che avrei dovuto
presto registrare sul mio diario.
Lo ringraziai caldamente per la sua narrazione e mi congedai, offrendogli un
frutto fresco che portavo nello zaino, in segno di gratitudine. Ma prima di
allontanarmi definitivamente, mi balzò in mente un dubbio, e lo richiamai
con premura.
<< Ma gli umani... >> chiesi con trepidazione << ...gli umani non sanno di
essere uniti per sempre da un'eterna alleanza coi Berchiddi..! >>
<< No, non lo sanno. >> rispose l'uomo malinconicamente. << Non sanno quello
che la Mangiatrice di More ha fatto per loro. >>
Lasciò cadere il nocciolo del frutto che aveva morsicato con appetito.
<< Non lo sanno e non lo vogliono sapere, tutti intenti alle faccende
quotidiane e alle loro preoccupazioni, oramai più mondane che altro.
Non c'è più tempo per i Berchiddi, per gli spiriti della natura, per i
sussurri del divino. Non c'è più spazio per la bellezza mistica, né per la
sacralità della terra.
Nel mondo degli umani, c'è spazio solo per l'uomo.
Dell'eterna alleanza coi Berchiddi e delle avventure della Mangiatrice di
More, nulla sanno, e nulla vogliono sapere.
Ma in fondo, ti dirò un'ultima cosa: non è nemmeno necessario che lo
sappiano... >>



The End
Arduino
2008-11-07 17:59:54 UTC
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Raw Message
Post by Arda Roccalas
Cari amici,
tempo fa ho postato un mio racconto ispirato alla leggenda sarda dei
The End
Finalmente!.
Era ora che rispettavi la promessa;-)
Ciao
Ad'I
Arda Roccalas
2008-11-07 18:25:28 UTC
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Raw Message
Post by Arduino
Finalmente!.
Era ora che rispettavi la promessa;-)
Ciao
Ad'I
L'ho detto a tutti i miei fidanzati: "Io rispetto sempre le promesse!".
(Il problema è capire quando... :-DDD)

La Musa si è infine presentata, sebbene tentennante.

Grazie mille per la risposta!

Arda Roccalas
Arduino
2008-11-08 00:48:55 UTC
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Raw Message
Post by Arda Roccalas
L'ho detto a tutti i miei fidanzati: "Io rispetto sempre le promesse!".
(Il problema è capire quando... :-DDD)
Poveretti;-)
Post by Arda Roccalas
La Musa si è infine presentata, sebbene tentennante.
Cioé avevi iniziato la storia, e solo ora la musa ti ha ispirato il
finale?:-)
Post by Arda Roccalas
Grazie mille per la risposta!
E perché mai? Mi ero persino dimenticato di complimentarmi per la
diafana vena poetica di questo magico racconto:)
Ciao
Ad'I
Post by Arda Roccalas
Arda Roccalas
Arda Roccalas
2008-11-08 14:18:11 UTC
Permalink
Raw Message
Post by Arduino
Cioé avevi iniziato la storia, e solo ora la musa ti ha ispirato il
finale?:-)
Stavo lavorando su due storie differenti: questa e un'altra, che parlava
degli gnomi di Li Conchi (una località lì vicina).
Avevo progettato tre capitoli, ma alla fine ho rinunciato a quest'ultimo e
ho completato solo quello dei Berchiddi, perché all'altro non riuscivo a
dare l'impatto giusto.
Mi piace, infatti, l'idea di inserire nella trama anche tematiche
filosofiche, come la critica alla società occidentale contemporanea, che è
riuscita a perdere tutto il suo misticismo per prostituirsi ad uno
strabordante razionalismo, spesso cieco.
Che ciò fosse un processo storico inevitabile e, per molti aspetti,
produttivo di ottimi frutti, è fuor di dubbio.
Ma tramite le mie storie vorrei trasmettere la mia opinione, cioè che dopo
un estremo e dopo un altro estremo opposto è infine giunto il momento di
tendere all'equilibrio.
Post by Arduino
E perché mai? Mi ero persino dimenticato di complimentarmi per la diafana
vena poetica di questo magico racconto:)
Grazie, mi fa piacere che ti sia piaciuto!

Buon week-end,

Arda Roccalas

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