Discussione:
La competizione
(troppo vecchio per rispondere)
Franco
2008-03-23 11:20:10 UTC
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Buongiorno e buona Pasqua a tutti. Questa mattina discutevo con mia moglie
della competizione, del gioco in genere (calcio, basket, pallavolo). E ci
chiedevamo da cosa deriva questa voglia di competere, che certe volte
diventa anche feroce, insita nell'uomo? È una domanda antropologica?
Ho perso l'indirizzo dell'antropolab qualcuno me lo può mandare? (Dalgora)
Saluti, Franco
socratis
2008-03-28 19:51:35 UTC
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Post by Franco
Buongiorno e buona Pasqua a tutti. Questa mattina discutevo con mia moglie
della competizione, del gioco in genere (calcio, basket, pallavolo). E ci
chiedevamo da cosa deriva questa voglia di competere, che certe volte
diventa anche feroce, insita nell'uomo?
Insita nell'essere umano, ma non solo.

La competizione è l'atto finale di un processo di affermazione.
L'affermazione è la premessa necessaria all'evidenziazione del
proprio valore esistenziale.
Il valore esistenziale riconosciuto è la premessa di accettazione
da parte del guppo e quindi garantisce un alto indice di
non esclusione. Ciao. Socratis.
Dalgora Nulla
2008-03-30 16:21:20 UTC
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On Fri, 28 Mar 2008 20:51:35 +0100, "socratis"
Post by socratis
La competizione è l'atto finale di un processo di affermazione.
L'affermazione è la premessa necessaria all'evidenziazione del
proprio valore esistenziale.
Il valore esistenziale riconosciuto è la premessa di accettazione
da parte del guppo e quindi garantisce un alto indice di
non esclusione. Ciao. Socratis.
Ciao, Socratis! Concordo: avrei detto che la competizione è
l'affermazione della propria identità in un ambito che l'individuo
ritiene parte del proprio spazio mentale.

Mi spiego meglio.
Ad una persona può non interessare affatto competere, ad esempio, in
ambito calcistico perché quell'attività non fa parte del suo mondo
affettivo ed emozionale. Ma se per un qualche motivo quell'individuo
identificasse una parte di sé in una squadra di calcio o se avesse
fatto del calcio una parte della propria vita, scatterebbe anche la
competizione, competizione che può essere tanto più forte e sentita
quanto minore è il numero di interessi in cui quell'individuo si
realizza.

Viviamo il senso di competizione ovunque perché è parte del nostro
istinto di sopravvivenza.

Ciao,
Dalgora
http://it.groups.yahoo.com/group/antrofablab/
socratis
2008-03-30 17:36:21 UTC
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Post by Dalgora Nulla
On Fri, 28 Mar 2008 20:51:35 +0100, "socratis"
Post by socratis
La competizione è l'atto finale di un processo di affermazione.
L'affermazione è la premessa necessaria all'evidenziazione del
proprio valore esistenziale.
Il valore esistenziale riconosciuto è la premessa di accettazione
da parte del guppo e quindi garantisce un alto indice di
non esclusione. Ciao. Socratis.
Ciao, Socratis! Concordo: avrei detto che la competizione è
l'affermazione della propria identità in un ambito che l'individuo
ritiene parte del proprio spazio mentale.
Bentrovata Dalgora!
La sai quella della Luna ?
Non è che la Luna di Napoli è diversa dalla Luna di Roma.
La Luna è una sola, anche la realtà è una sola.
Il fatto che io e te vediamo la stessa cosa indica che
molto probabilmente ambedue vediamo chiaro.

Tu introduci lo *spazio mentale*, ma cosa sarebbe, se non
l'inflazionato *io*.
Io ho detto : * evidenziazione del proprio valore esistenziale*
E' chiaro che questa come tutte la nostre azioni, sono gestite
dalla *mente* e che con mente intendiamo il luogo astratto
della nostra identità fisica-esistenziale. (IO).
In pratica il risultato è identico. E tu sei *Centrata*
Post by Dalgora Nulla
Mi spiego meglio.
Ad una persona può non interessare affatto competere, ad esempio, in
ambito calcistico perché quell'attività non fa parte del suo mondo
affettivo ed emozionale. Ma se per un qualche motivo quell'individuo
identificasse una parte di sé in una squadra di calcio o se avesse
fatto del calcio una parte della propria vita, scatterebbe anche la
competizione, competizione che può essere tanto più forte e sentita
quanto minore è il numero di interessi in cui quell'individuo si
realizza.
Quello che hai descritto fa parte della tendenza all'affermazione
del gruppo di appartenenza, Patria, famiglia, Campanile ecc.
Direi che questa tendenza sarebbe molto più importante
per il bene di una società, ma dovrebbe essere diretta
su obiettivi importanti della nazione, piuttosto che sprecata
su obiettivi minimali tipo tifare per una squadra, o per divi
del cinema o altro.
Post by Dalgora Nulla
Viviamo il senso di competizione ovunque perché è parte del nostro
istinto di sopravvivenza.
Yes, ma competere per difendere la Patria, il territorio è molto
più importante che affermare noi stessi, in quanto la Patria, il
terrirorio, il gruppo, sono indispensabili alla nostra stessa
sopravvivenza.
Direi che senza di essi, forse non saremmo neanche nati.
Hai toccato, non volendo, un cardine fondamentale per la
sopravvivenza. Sei forte, oltre che fortunata.
Ti consiglierei di sviluppare questo tema.

Ciao. Socratis.
Charles
2008-03-30 22:23:27 UTC
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Raw Message
Post by socratis
Post by Dalgora Nulla
On Fri, 28 Mar 2008 20:51:35 +0100, "socratis"
Post by socratis
La competizione è l'atto finale di un processo di affermazione.
L'affermazione è la premessa necessaria all'evidenziazione del
proprio valore esistenziale.
Il valore esistenziale riconosciuto è la premessa di accettazione
da parte del guppo e quindi garantisce un alto indice di
non esclusione. Ciao. Socratis.
Ciao, Socratis! Concordo: avrei detto che la competizione è
l'affermazione della propria identità in un ambito che l'individuo
ritiene parte del proprio spazio mentale.
Bentrovata Dalgora!
La sai quella della Luna ?
Non è che la Luna di Napoli è diversa dalla Luna di Roma.
La Luna è una sola, anche la realtà è una sola.
Il fatto che io e te vediamo la stessa cosa indica che
molto probabilmente ambedue vediamo chiaro.
Tu introduci lo *spazio mentale*, ma cosa sarebbe, se non
l'inflazionato *io*.
Io ho detto : * evidenziazione del proprio valore esistenziale*
E' chiaro che questa come tutte la nostre azioni, sono gestite
dalla *mente* e che con mente intendiamo il luogo astratto
della nostra identità fisica-esistenziale. (IO).
In pratica il risultato è identico. E tu sei *Centrata*
Post by Dalgora Nulla
Mi spiego meglio.
Ad una persona può non interessare affatto competere, ad esempio, in
ambito calcistico perché quell'attività non fa parte del suo mondo
affettivo ed emozionale. Ma se per un qualche motivo quell'individuo
identificasse una parte di sé in una squadra di calcio o se avesse
fatto del calcio una parte della propria vita, scatterebbe anche la
competizione, competizione che può essere tanto più forte e sentita
quanto minore è il numero di interessi in cui quell'individuo si
realizza.
Quello che hai descritto fa parte della tendenza all'affermazione
del gruppo di appartenenza, Patria, famiglia, Campanile ecc.
Direi che questa tendenza sarebbe molto più importante
per il bene di una società, ma dovrebbe essere diretta
su obiettivi importanti della nazione, piuttosto che sprecata
su obiettivi minimali tipo tifare per una squadra, o per divi
del cinema o altro.
Post by Dalgora Nulla
Viviamo il senso di competizione ovunque perché è parte del nostro
istinto di sopravvivenza.
Yes, ma competere per difendere la Patria, il territorio è molto
più importante che affermare noi stessi, in quanto la Patria, il
terrirorio, il gruppo, sono indispensabili alla nostra stessa
sopravvivenza.
Direi che senza di essi, forse non saremmo neanche nati.
Hai toccato, non volendo, un cardine fondamentale per la
sopravvivenza. Sei forte, oltre che fortunata.
Ti consiglierei di sviluppare questo tema.
posso provare io?
la competizione che si manifesta in attività apparentemente minori, non
è meno importante per la salute di una società, a mio modo di vedere,
quando si prende in considerazione un territorio sovrapopolato com'è
l'europa di oggi ad esempio.
non è forse vero che gli obiettivi importanti di una comunità sono
legati soprattutto ai cicli economici e al mutamento degli equilibri
sociali? non offrono cioè un banco di prova insufficiente, data la
collocazione temporale?
la competizione, sempre più mi sembra, abbia bisogno di manifestarsi in
modo continuativo, per non correre il rischio di accumulare una
tensione potenzialmente distruttiva.
l'infoltirsi degli appuntamenti nei calendari di ogni disciplina
sportiva, non risponde forse a questa necessità?

ciao
charles
--
Tutti i concili sono infallibili, è indubbio; infatti sono composti di
uomini. E' impossibile che le passioni, gli intrighi, lo spirito di
controversia, l'odio, la gelosia, il pregiudizio, l'ignoranza regnino
mai in queste assemblee.
socratis
2008-03-30 22:12:16 UTC
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Raw Message
Post by Charles
Post by socratis
Yes, ma competere per difendere la Patria, il territorio è molto
più importante che affermare noi stessi, in quanto la Patria, il
terrirorio, il gruppo, sono indispensabili alla nostra stessa
sopravvivenza.
Direi che senza di essi, forse non saremmo neanche nati.
Hai toccato, non volendo, un cardine fondamentale per la
sopravvivenza. Sei forte, oltre che fortunata.
Ti consiglierei di sviluppare questo tema.
posso provare io?
la competizione che si manifesta in attività apparentemente minori, non è
meno importante per la salute di una società, a mio modo di vedere, quando
si prende in considerazione un territorio sovrapopolato com'è l'europa di
oggi ad esempio.
Infatti io ho detto che difendere il bene comune è molto più
importante che affermare se stessi.
Ho anche detto che bisognerebbe dirigere la propensione
all'affermazione del gruppo di appartenenza, finalizzandola
a cose ben più importanti che non al tifo per una squadra
di calcio.
Che poi lo spirito di appartenenza al gruppo serva alla
società non è in discussione.
Casomai è in discussione se sia più utile usare questa propensione
per funzioni più importanti e primarie per il bene della Società.
Un po come unire l'utile al dilettevole. Ciao. Socratis.
Charles
2008-04-01 18:00:02 UTC
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Post by socratis
Infatti io ho detto che difendere il bene comune è molto più
importante che affermare se stessi.
Ho anche detto che bisognerebbe dirigere la propensione
all'affermazione del gruppo di appartenenza, finalizzandola
a cose ben più importanti che non al tifo per una squadra
di calcio.
si appunto mi riferivo a questo, perchè il tifo per una squadra di
calcio sarebbe meno importante per la sopravvivenza di una comunità?
mi viene in mente ad esempio il gioco della pelota nelle cività
precolombiane.
--
Tutti i concili sono infallibili, è indubbio; infatti sono composti di
uomini. E' impossibile che le passioni, gli intrighi, lo spirito di
controversia, l'odio, la gelosia, il pregiudizio, l'ignoranza regnino
mai in queste assemblee.
socratis
2008-04-01 18:43:38 UTC
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Raw Message
Post by socratis
Infatti io ho detto che difendere il bene comune è molto più
importante che affermare se stessi.
Ho anche detto che bisognerebbe dirigere la propensione
all'affermazione del gruppo di appartenenza, finalizzandola
a cose ben più importanti che non al tifo per una squadra
di calcio.
si appunto mi riferivo a questo, perchè il tifo per una squadra di calcio
sarebbe meno importante per la sopravvivenza di una comunità?
Perchè se ti limiti a fare il tifo, non mangi e morirai.
Se fai solo il contadino sopravvivi anche se non fai il tifo.
Quindi prima provvedi a mangiare e dopo se ti avanza tempo,
puoi anche permetterti di fare il tifo.
Dalgora Nulla
2008-04-02 15:36:30 UTC
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Post by socratis
Perchè se ti limiti a fare il tifo, non mangi e morirai.
Se fai solo il contadino sopravvivi anche se non fai il tifo.
Quindi prima provvedi a mangiare e dopo se ti avanza tempo,
puoi anche permetterti di fare il tifo.
Secondo me, ci sarebbe da distinguere tra chi vive la competizione
sportiva gareggiando e chi invece vive la competizione sportiva
"tifando", cioè partecipando alla competizione unicamente in forma di
passione e, conseguentemente, di..."parole".

Il tifo induce ad una competizione di giudizi e opinioni che,
purtroppo, possono assumere caratteristiche conflittuali proprio
perché la guerra di "parole" pone in primo piano lo scontro di
soggettività senza approdare a qualcosa di certo e definito.

Ciao,
Dalgora
http://it.groups.yahoo.com/group/antrofablab/
piotr
2008-04-04 20:37:18 UTC
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Post by Dalgora Nulla
Il tifo induce ad una competizione di giudizi e opinioni
che, purtroppo, possono assumere caratteristiche
conflittuali proprio perché la guerra di "parole" pone in
primo piano lo scontro di soggettività senza approdare a
qualcosa di certo e definito.
Tieni ben presente che se usiamo le parole e' solo per
questo. Gli altri usi sono secondari, se non inutili. Il
resto del vivente ne fa benissimo a meno.
Charles
2008-04-11 19:59:52 UTC
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Raw Message
Post by socratis
Perchè se ti limiti a fare il tifo, non mangi e morirai.
i tifosi muoiono, non v'è dubbio, ma non credo di fame.
--
Tutti i concili sono infallibili, è indubbio; infatti sono composti di
uomini. E' impossibile che le passioni, gli intrighi, lo spirito di
controversia, l'odio, la gelosia, il pregiudizio, l'ignoranza regnino
mai in queste assemblee.
Dalgora Nulla
2008-04-02 13:48:04 UTC
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On Mon, 31 Mar 2008 00:23:27 +0200, Charles
Post by Charles
la competizione che si manifesta in attività apparentemente minori, non
è meno importante per la salute di una società, a mio modo di vedere,
quando si prende in considerazione un territorio sovrapopolato com'è
l'europa di oggi ad esempio.
Intendi dire che c'è un'utilità anche nella "competizione" minore,
come può essere la competizione sportiva?

Direi di sì: spesso questo genere di competizione allenta tensioni più
gravi in quanto lo sport o il gioco sono "metafore" della vita.

La palla che segue una determinata traiettoria è sì controllata da un
piede o da un calcio di un giocatore esperto, ma risente anche di
molti fattori casuali, più o meno come accade in una qualunque
attività umana.

E mi viene in mente, a questo proposito, un film di Woody Allen dove
la vita viene paragonata ad una partita a tennis.

http://www.mymovies.it/pubblico/articolo/?id=32862


Post by Charles
non è forse vero che gli obiettivi importanti di una comunità sono
legati soprattutto ai cicli economici e al mutamento degli equilibri
sociali? non offrono cioè un banco di prova insufficiente, data la
collocazione temporale?
Non mi è molto chiaro ciò che intendi dire, qui.
Post by Charles
la competizione, sempre più mi sembra, abbia bisogno di manifestarsi in
modo continuativo, per non correre il rischio di accumulare una
tensione potenzialmente distruttiva.
l'infoltirsi degli appuntamenti nei calendari di ogni disciplina
sportiva, non risponde forse a questa necessità?
Penso che Socratis volesse dire che certe risorse umane potrebbero
essere meglio utilizzate se indirizzate verso obiettivi più
costruttivi: l'accumulo di tensione infatti è spesso susseguente
all'incertezza o all'estraneità degli obiettivi fissati.

Una società fondata su rapporti puramente economici non può esaurire
al proprio interno la carica di idealità di cui ogni essere umano
necessita. E ciò inevitabilmente determina quell'accumulo di tensione
potenzialmente "distruttiva" di cui tu parli.

La libertà comincia dall'ironia, se ben ricordo!:-)

Ciao,
Dalgora
http://it.groups.yahoo.com/group/antrofablab/
Charles
2008-04-11 19:57:06 UTC
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Raw Message
Post by Dalgora Nulla
Penso che Socratis volesse dire che certe risorse umane potrebbero
essere meglio utilizzate se indirizzate verso obiettivi più
costruttivi: l'accumulo di tensione infatti è spesso susseguente
all'incertezza o all'estraneità degli obiettivi fissati.
dove pensi si possa indirizzare l'alienazione di un operaio
metalmeccanico?
Post by Dalgora Nulla
Una società fondata su rapporti puramente economici non può esaurire
al proprio interno la carica di idealità di cui ogni essere umano
necessita. E ciò inevitabilmente determina quell'accumulo di tensione
potenzialmente "distruttiva" di cui tu parli.
La libertà comincia dall'ironia, se ben ricordo!:-)
ricordi bene.
ciao
:-)
--
Tutti i concili sono infallibili, è indubbio; infatti sono composti di
uomini. E' impossibile che le passioni, gli intrighi, lo spirito di
controversia, l'odio, la gelosia, il pregiudizio, l'ignoranza regnino
mai in queste assemblee.
Dalgora Nulla
2008-04-02 12:54:40 UTC
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Raw Message
On Sun, 30 Mar 2008 19:36:21 +0200, "socratis"
Post by socratis
Il fatto che io e te vediamo la stessa cosa indica che
molto probabilmente ambedue vediamo chiaro.
Questo non lo so! E' evidente che in questo momento mi sembra di
vedere chiaro, ma potrei sbagliare...:-)
Post by socratis
Tu introduci lo *spazio mentale*, ma cosa sarebbe, se non
l'inflazionato *io*.
Io ho detto : * evidenziazione del proprio valore esistenziale*
E' chiaro che questa come tutte la nostre azioni, sono gestite
dalla *mente* e che con mente intendiamo il luogo astratto
della nostra identità fisica-esistenziale. (IO).
In pratica il risultato è identico. E tu sei *Centrata*
Io parlo di "spazio mentale" perché mi appare sempre più evidente il
fatto che lo spazio non è qualcosa di esterno a noi stessi, ma è
l'interiorizzazione di ciò che ci circonda e, quindi, possa essere
definito come "tutto ciò che entra a far parte del mondo affettivo di
un individuo".

Credo che certi processi mimetici messi in luce da René Girard trovino
spiegazione proprio in questo modo di funzionare della nostra mente.

Nel momento in cui noi percepiamo la realtà circostante, quella realtà
entra a far parte di noi: da ciò deriva la sensazione che essa, in
qualche modo, ci appartenga.

La competizione "sportiva" è un esercizio sano di questo bisogno di
appropriazione e di dominio, l'altro, quello più drammatico e
disperato, è il conflitto.
Post by socratis
Yes, ma competere per difendere la Patria, il territorio è molto
più importante che affermare noi stessi, in quanto la Patria, il
terrirorio, il gruppo, sono indispensabili alla nostra stessa
sopravvivenza.
Certo! Dipende da quanto però il gruppo, il territorio o la Patria
siano stati interiorizzati da un individuo e quindi percepiti come una
parte più ampia di sé.

Se in un gruppo l'individuo non proietta le proprie aspettative, quel
gruppo gli appare estraneo o addirittura ostile. Al di là di tutto
conta quanto il gruppo "rappresenti" le idealità di quell'individuo o,
se vuoi, quanto faccia parte del suo "spazio mentale"
Post by socratis
Direi che senza di essi, forse non saremmo neanche nati.
Hai toccato, non volendo, un cardine fondamentale per la
sopravvivenza. Sei forte, oltre che fortunata.
Ti consiglierei di sviluppare questo tema.
Credo di averlo fatto. La relazione individuo-gruppo o, meglio, la
relazione mondo interiore individuale-mondo fisico è, direi,
essenziale. In questi ultimi anni, ciò che ho studiato in modo
capillare è stata anche la "competizione" che si esplicita nel mondo
virtuale.

Non è interessante vedere con quanto calore si discuta sui gruppi in
internet? E questo non ci dice che lo "spazio virtuale" è un riflesso
del nostro "spazio mentale"? Competizioni, dunque, controlli di
"territorio" i quali non sono altro se non proiezioni di noi stessi e
della nostra identità.

Ciao,
Dalgora
http://it.groups.yahoo.com/group/antrofablab/
socratis
2008-04-02 16:59:21 UTC
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Raw Message
Post by Dalgora Nulla
Post by socratis
Il fatto che io e te vediamo la stessa cosa indica che
molto probabilmente ambedue vediamo chiaro.
Questo non lo so! E' evidente che in questo momento mi sembra di
vedere chiaro, ma potrei sbagliare...:-)
Anche io potrei sbagliare, ma ora mi sembra di capire
che hai visto molto chiaro, e sai anche di non sapere
abbastanza, e dunque dico che vedi bene-:))
Post by Dalgora Nulla
Post by socratis
Tu introduci lo *spazio mentale*, ma cosa sarebbe, se non
l'inflazionato *io*.
Io ho detto : * evidenziazione del proprio valore esistenziale*
E' chiaro che questa come tutte la nostre azioni, sono gestite
dalla *mente* e che con mente intendiamo il luogo astratto
della nostra identità fisica-esistenziale. (IO).
In pratica il risultato è identico. E tu sei *Centrata*
Io parlo di "spazio mentale" perché mi appare sempre più evidente il
fatto che lo spazio non è qualcosa di esterno a noi stessi, ma è
l'interiorizzazione di ciò che ci circonda e, quindi, possa essere
definito come "tutto ciò che entra a far parte del mondo affettivo di
un individuo".
Si, ma lo spazio mentale, è solo una parte del valore Esistenziale.
Io intendo per Valore Esistenziale : Corpo spirituale e corpo fisico.
Il corpo spirituale si esprime con la *coscienza *(mente universale).
Il corpo fisico si esprime con la *mente *(mente individuale).

Il corpo spirituale (energia) crea e modella il corpo fisico (materia).
Il corpo fisico crea e modella la mente fisica.

Il mondo esterno interagisce prima (istantaneamente) con il corpo
spirituale che rileva il mondo esterno, anche in assenza di mente.
Mentre la mente fisica rileva solo una parte del mondo esterno.

Comunque ho capito che diciamo la stessa cosa se ci limitiamo a
vedere la mente come unico centro di ricezione-proiezione.
Questo è il limite della psicologia.
Post by Dalgora Nulla
Credo che certi processi mimetici messi in luce da René Girard trovino
spiegazione proprio in questo modo di funzionare della nostra mente.
Nel momento in cui noi percepiamo la realtà circostante, quella realtà
entra a far parte di noi: da ciò deriva la sensazione che essa, in
qualche modo, ci appartenga.
Direi che la percezione appartiene alla coscienza,
solo una mente che comunica con la coscienza riesce a tradurre
la Percezione che appartiene, ripeto alla coscienza.
Una mente che comunica con la coscienza e ne riceve dei flashs,
si dice *centrata *. Nessuna mente può essere continuamente
centrata con la coscienza, Alias *intelligenza Divina*
Alias * intelletto *.
Post by Dalgora Nulla
La competizione "sportiva" è un esercizio sano di questo bisogno di
appropriazione e di dominio, l'altro, quello più drammatico e
disperato, è il conflitto.
Questa me la devi spiegare.
Il conflitto è sia: mente-mente, sia mente-coscienza.
In ambedue i casi genera non-azione, blocco.
Post by Dalgora Nulla
Post by socratis
Yes, ma competere per difendere la Patria, il territorio è molto
più importante che affermare noi stessi, in quanto la Patria, il
terrirorio, il gruppo, sono indispensabili alla nostra stessa
sopravvivenza.
Certo! Dipende da quanto però il gruppo, il territorio o la Patria
siano stati interiorizzati da un individuo e quindi percepiti come una
parte più ampia di sé.
Si, daccordo,
Post by Dalgora Nulla
Se in un gruppo l'individuo non proietta le proprie aspettative, quel
gruppo gli appare estraneo o addirittura ostile. Al di là di tutto
conta quanto il gruppo "rappresenti" le idealità di quell'individuo o,
se vuoi, quanto faccia parte del suo "spazio mentale"
Si, spazio mentale come estensione dell'io.
Post by Dalgora Nulla
Post by socratis
Direi che senza di essi, forse non saremmo neanche nati.
Hai toccato, non volendo, un cardine fondamentale per la
sopravvivenza. Sei forte, oltre che fortunata.
Ti consiglierei di sviluppare questo tema.
Credo di averlo fatto. La relazione individuo-gruppo o, meglio, la
relazione mondo interiore individuale-mondo fisico è, direi,
essenziale. In questi ultimi anni, ciò che ho studiato in modo
capillare è stata anche la "competizione" che si esplicita nel mondo
virtuale.
Come mi vedi, competitivo ??
Post by Dalgora Nulla
Non è interessante vedere con quanto calore si discuta sui gruppi in
internet? E questo non ci dice che lo "spazio virtuale" è un riflesso
del nostro "spazio mentale"? Competizioni, dunque, controlli di
"territorio" i quali non sono altro se non proiezioni di noi stessi e
della nostra identità.
Va bene, sei brava-:)) Ciao. Socratis
Dalgora Nulla
2008-03-30 16:05:04 UTC
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Raw Message
On Sun, 23 Mar 2008 12:20:10 +0100, "Franco"
Post by Franco
Buongiorno e buona Pasqua a tutti. Questa mattina discutevo con mia moglie
della competizione, del gioco in genere (calcio, basket, pallavolo). E ci
chiedevamo da cosa deriva questa voglia di competere, che certe volte
diventa anche feroce, insita nell'uomo? È una domanda antropologica?
Ho perso l'indirizzo dell'antropolab qualcuno me lo può mandare? (Dalgora)
Saluti, Franco
Scusami, Franco, vedo solo ora questo messaggio. Ma non sei iscritto
in antrofablab? In ogni caso l'indirizzo è questo:

http://it.groups.yahoo.com/group/antrofablab/

A presto!
Dalgora
Franco
2008-04-01 16:36:01 UTC
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Però, e pensare che mi sembrava una domandina da poco.
Ciao a tutti e grazie delle risposte anche troppo dotte :-)
Franco
socratis
2008-04-01 18:49:07 UTC
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Raw Message
Post by Franco
Però, e pensare che mi sembrava una domandina da poco.
Nessuna domanda si può classificare da poco.
Poichè da una semplice domanda si può arrivare a
tante conoscenze collegate o collegabili.
Post by Franco
Ciao a tutti e grazie delle risposte anche troppo dotte :-)
Grazie a te del complimento, in realtà non mi sento
dotto, ma molto cosciente di non sapere abbastanza.
Ciao-:) Socratis
Dalgora Nulla
2008-04-02 13:50:08 UTC
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On Tue, 1 Apr 2008 18:36:01 +0200, "Franco"
Post by Franco
Però, e pensare che mi sembrava una domandina da poco.
Ciao a tutti e grazie delle risposte anche troppo dotte :-)
Nessun interrogativo è "da poco"...Ben vengano, anzi, le domande
apparentemente banali che aprono ampi spazi di discussione!:-)

Ciao,
Dalgora
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