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Non occorre (Della Pasqua)
(troppo vecchio per rispondere)
Arda Roccalas
2008-03-20 18:38:32 UTC
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Non occorre essere cristiani o ebrei per percepire la bellezza della Pasqua.

Non occorre definirsi credenti, praticanti od osservanti per abbandonarsi a
questa meraviglia.

La Pasqua, infatti, aldilà del significato teologico che ha conquistato nel
corso dei millenni, è un concetto antico quanto l'Uomo e affonda le sue
radici nella notte dei tempi.

"Pasqua" significa "passaggio".
Il passaggio ebraico è quello dell'Angelo della Morte innanzi alle case
segnate col sangue dell'agnello; il passaggio cristiano è il ritorno del
Cristo dal sepolcro alla vita soprannaturale; il passaggio pagano/rurale è
il declinare dell'inverno nella primavera, al cui equinozio la data pasquale
è fatalmente legata; il passaggio astronomico è l'arrivo della nuova
stagione, che per i calendari più antichi coincideva anche con l'inizio del
nuovo anno.

Così la Pasqua non è che un passaggio.
Non a caso l'uovo, simbolo denso di significato, allude alla nascita di una
nuova creatura: il culto dell'uovo era già presente nei misteri orfici come
allegoria della trasformazione.

Il passaggio è allora un concetto insito nello spirito umano.
L'antropologia ha enumerato riti di passaggio nelle culture di ogni luogo e
di ogni epoca conosciuti. L'Uomo conosce la via del passaggio, e ad esso sa
abbandonarsi con naturalezza.

In questa vita frenetica e distratta, troppo intenta alle faccende
materiali, oggi dimentichiamo spesso di riscoprire il valore del "passaggio".

Lo splendore del rinnovamento è connaturato all'anima e al corpo, che si
evolvono spontaneamente di continuo: come si può impedire al germoglio di
fiorire, oppure ad una donna algida di intenerirsi innanzi al suo bambino?
E' impossibile: poiché la trasformazione, il rinnovamento, sono doni del
Creatore, che Egli ha scritto nei nostri geni.

Dunque non c'è da intimidirsi nel chiudere gli occhi per un istante e
ascoltare il rinnovamento che si agita nel nostro spirito. E' una voce
melodiosa, che non attende altro che essere udita.

Ascoltare il proprio rinnovamento significa divenirne consapevoli e, sebbene
esso esista comunque a prescindere dalla nostra consapevolezza, da questa
trarrà nutrimento, divenendo più intenso e sensoriale.
L'essere consapevoli ci rende più forti e ci conferisce un coraggio
inaspettato nell'affrontare i nostri rinnovamenti, sia spirituali che
corporali.

L'essere consapevoli ci dona anche il libero arbitrio di SCEGLIERE il
cambiamento: di pensarlo, programmarlo, realizzarlo nel modo che
desideriamo.

I giorni che verranno sono allora giorni di cambiamento.

Approfittando delle imminenti festività, il mio invito a me stessa e a tutti
è di ascoltare il proprio rinnovamento interiore e rendersene partecipi.
Questa è una magnifica occasione per fermarsi qualche minuto, magari in
solitudine, e riflettere sulla propria esistenza, meditando sui cambiamenti
che vorremmo imprimerle e sulle strade possibili per realizzarli.

Lo scopo ultimo, d'altronde, credo sia chiaro a tutti: raggiungere l'immensa
gioia.

-------

Con l'augurio che ogni uovo scartato sia un ricordo felice,

Arda Roccalas
Arduino
2008-03-22 13:39:24 UTC
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Post by Arda Roccalas
Con l'augurio che ogni uovo scartato sia un ricordo felice,
Per adesso ricambio l'augurio.
Poi risponderò all'interessante messaggio.
Ad'I
Post by Arda Roccalas
Arda Roccalas
Arduino
2008-03-23 17:23:41 UTC
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Post by Arda Roccalas
Non occorre essere cristiani o ebrei per percepire la bellezza della Pasqua.
Aggiungere qualcosa è difficilissimo, Arda ha già scritto tutto.
Aggiungo perciò uma piccola riflessione storico sociologica.
Pasqua, chiude in pratica un periodo di feste e ricorrenze che parte dal
giorno dei morti (capodanno celtico) Passando per San Martino (capodanno
agricolo) per seguire poi varie ricorrenze: Santa Caterina la vacca alla
cassina (fine della transumanza delle mucche che arrivavano dagli
alpeggi) Santa Lucia la notte più lunga che ci sia (proverbio
sopravvissuto dal tempo del calendario Giuliano in cui cadeva
nell'attuale 21 Dicembre) Natale, Epifania, Falò di Sant'Antonio, santi
taumaturgici del Bestiame e delle persone (Antonio, Sebastiano,
Liberata, Biagio) Falo della Gubiana, canti della merla, carnevale,
roghi della vecia per finire con Pasqua.
Bisogna ricordare che fino al secondo dopoguerra l'inverno era una
stagione terribile, Poche case avevano una stufa, il camino scaldava
poco e la legna era poca. Inoltre il cibo si basava solo su scorte che
pian piano esaurivano, i lavori dei campi, dopo l'aratura e semina del
frumento (fine ottobre, massimo primi novembre) fino al'aratura del
granoturco in primavera (Da metà Marzo) cessavano.
Per circa metà della popolazione, che era bracciante a giornata iniziava
un lunghissimo periodo di disoccupazione, di raro interrotta da condotte
per il taglio di legna, o sgombero neve. Per molti era durissimo
arrivare alla nuova stagione lavorativa.
Inoltre la primavera portava per i poveri erbe che si potevano cuocere:
Madonine, che crescevano spontanee nei prati, Reahu (Ravizzone, colza)
che veniva seminato nei campi di granoturco) Shegora mata, loertis
(Tarassaco, luppolo selvatico) che ancora adesso alcuni raccolgono.
Poi lumache che venivano cercate di notte con la lampada ad Acetilene,
le rane (Nelle risaie veniva concesso come pagamento di piccoli
lavoretti. Ancora adesso nel milanese e lodigiano, ad uno che pretenda
troppo per una cosa da niente, si risponde: Va a prendere le rane!)
Poi c'era la frutta spontanea o coltivata (es. i moroni delle piante del
gelso) la spigolatura... Finché arrivava di nuovo la giornata dei morti.
Post by Arda Roccalas
Con l'augurio che ogni uovo scartato sia un ricordo felice,
Arda Roccalas
Arda Roccalas
2008-04-13 10:13:37 UTC
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Post by Arduino
Post by Arda Roccalas
Non occorre essere cristiani o ebrei per percepire la bellezza della Pasqua.
Aggiungere qualcosa è difficilissimo, Arda ha già scritto tutto.
Aggiungo perciò uma piccola riflessione storico sociologica.
...
Post by Arda Roccalas
Poi c'era la frutta spontanea o coltivata (es. i moroni delle piante del
gelso) la spigolatura... Finché arrivava di nuovo la giornata dei morti.
Proprio in questi giorni sto affrontando alcune letture interessanti che
riguardano senza dubbio l'argomento.

In "La fine del mondo" di Ernesto de Martino - in realtà un'opera postuma di
raccolta di materiali non ancora ordinati in una trattazione definitiva - si
trova la menzione del Mundus Patet, una festa romana di passaggio, e
precisamente di ritorno dei morti dagli inferi seguito dalla restituzione
della normalità quotidiana.

Una fossa a due piani al centro di Roma, secondo il mito costruita da
Romolo, riempita di primizie e zolle di terra, e poi coperta, veniva
scoperchiata per tre giorni consecutivi, in tre differenti periodi dell'anno
(agosto, ottobre, novembre). I tre giorni di apertura erano nefasti, e
pertanto si sospendeva qualsiasi attività importante o istituzionale.
Durante questo periodo i defunti risalivano dagli inferi, vagando nei superi
in mezzo alla gente, per poi tornare nel loro regno alla scadenza dei tre
giorni.
Naturalmente il rito è contestualizzato all'oggetto dell'opera, cioè
l'analisi delle apocalissi culturali indagate nella loro veste più ampia:
ecpirosi stoica, apocalisse cristiana, apocalisse marxiana ecc., oltreché
una cospicua serie di studi sul vissuto di fine del mondo tipico degli stati
schizofrenici (il quale, tuttavia, a differenza degli altri, non sempre dà
vita ad una renovatio ma degenera verso la disintegrazione totale).

Ciao e grazie,

Arda Roccalas
Dalgora Nulla
2008-03-30 15:55:41 UTC
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On Thu, 20 Mar 2008 18:38:32 GMT, "Arda Roccalas"
Post by Arda Roccalas
Il passaggio è allora un concetto insito nello spirito umano.
L'antropologia ha enumerato riti di passaggio nelle culture di ogni luogo e
di ogni epoca conosciuti. L'Uomo conosce la via del passaggio, e ad esso sa
abbandonarsi con naturalezza.
Il "passaggio" o la "trasformazione" fanno parte dell'esistere. Tutto
si trasforma incessantemente anche se, spesso, il mutamento graduale
non viene percepito.

Ci sono istanti, tuttavia, in cui il mutamento non può più essere
ignorato ed è quando la differenza, tra ciò che era e ciò che è,
diventa innegabile.

Nelle zone temperate del globo, l'alternanza stagionale imprime, agli
esseri umani, immagini e sensazioni molto diverse ad ogni "passaggio"
climatico.

La risposta a questi mutamenti è percepita dagli esseri umani come
"emozioni", emozioni di paura e di angoscia, emozioni di gioia. Sono
emozioni legate all'istinto di sopravvivenza che ora ritrova
nell'ambiente situazioni di pericolo (buio, freddo..) ora, invece,
situazioni favorevoli (luce, tepore...)

I mutamenti (quelli legati ai cicli stagionali) non sono improvvisi,
ma spesso gli uomini hanno bisogno di fissarne i limiti. Così le date
o le ricorrenze tentano di definire ciò che di per sé sarebbe
sfuggente.

Abbiamo riferimenti astrali, come l'equinozio di primavera o il
solstizio d'inverno, ed abbiamo riferimenti naturali, come il fiorire
dei ciliegi in Giappone...
Post by Arda Roccalas
Con l'augurio che ogni uovo scartato sia un ricordo felice,
Grazie, Arda...:-)

Ciao,
Dalgora
Arda Roccalas
2008-04-13 10:54:30 UTC
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Raw Message
Post by Dalgora Nulla
Il "passaggio" o la "trasformazione" fanno parte dell'esistere. Tutto
si trasforma incessantemente anche se, spesso, il mutamento graduale
non viene percepito.
Ci sono istanti, tuttavia, in cui il mutamento non può più essere
ignorato ed è quando la differenza, tra ciò che era e ciò che è,
diventa innegabile.
Innanzi all'avvento del mutamento-passaggio, possono aversi tre alternativi
tipi di reazione psicologica:

1. L'indiffererenza (neutralità)
2. Il timore del cambiamento (a livelli più elevati il rifiuto)
2. L'entusiasmo (a livelli più elevati la ricerca personale di induzione al
cambiamento).

Certamente uno dei fattori determinanti nella realizzazione di uno o
dell'altro atteggiamento è la natura del passaggio: la percezione di esso
come negativo o positivo, come lieve o radicale, come rivedibile o
definitivo.
Non si può negare, tuttavia, che entri in gioco anche la predisposizione
personale al cambiamento dinamico o piuttosto alla staticità: caratteri
avventurieri, incostanti, o anche fortemente spirituali e quindi portati
alla ricerca di un miglioramento personale (o all'accettazione dei
cambiamenti negativi come prove esistenziali), saranno certamente più pronti
nell'affrontare il passaggio.

E' interessante collegarsi al concetto di alchimia, come arte dedita alla
trasformazione dei metalli, - e quindi in ultima analisi dello spirito
umano - da una condizione di impurità ad una di purezza. In tal caso, il
passaggio non è semplicemente auspicato, ma addirittura ricercato.

Sul tema sto leggendo "Il mito dell'alchimia - L'alchimia asiatica" di
Mircea Eliade, che trovo invero un'operetta pregevole. Mi ha colpito
l'indagine sull'oro giallo ottenuto dal cinabro e l'usanza di forgiarvi
stoviglie o addirittura ingerirlo in piccole dose per assurgere
all'immortalità.
Dai miei sutdi di storia cinese, ricordo il movimento rivoluzionario dei
Taiping (circa 1850), capeggiati dal Hong Xiuquan, leader politico, militare
e religioso dell'ordine.
Le biografie narrano come, al fallimento della rivoluzione, Hong Xiuquan si
sia "suicidato ingerendo lamine d'oro". Forse un'adeguata preparazione
antropologica dei biografi, o perlomeno una conoscenza basilare di
psicologia culturale, li avrebbe indotti a sottoporre a più attenta analisi
una simile interpretazione, prima di metterla per iscritto, potendo invece
ipotizzare che non si sia trattato di suicidio, bensì di tentativo
(ovviamente mal riuscito), di conquistare l'immortalità - e quindi il
distacco dal mondo mortale ove si era realizzato il fallimento - tramite un
procedimento alchemico.

Per info su Hong Xiuquan e i taiping:
http://www.tuttocina.it/tuttocina/storia/taiping.htm

Sull'alchimia cinese:
http://xoomer.alice.it/kbtbarto/alkcin.htm

Ciao e grazie,

Arda Roccalas
Arda Roccalas
2008-04-13 11:15:56 UTC
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Raw Message
Post by Arda Roccalas
psicologia culturale
psichiatria culturale

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