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Adesso siamo poveri...
(troppo vecchio per rispondere)
Arduino
2008-10-05 08:01:49 UTC
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I pani per le mense dei poveri, all'inizio del seicento erano
confezionati con segale miglio e sorgo. Poi si ridussero a farina di
Vecce e miglio. Infine miglio e tritume di paglia, e talvolta segatura.
Finché la peste del 1630 riportò "l'abbondanza" alimentare.
Nella prima parte del settecento, nei verbali dei campari ci fu una
recrudescenza di questi "reati" :
Spigolatura nei campi di cereali.
Raccolta di frutti spontanei in boschi od incolti.
Racimolazione nelle vigne dopo la vendemmia.
Pesca notturna.
Furto di frutta acerba o guasta, prima o dopo il raccolto.
Dopo il 1750 si sviluppò nel milanese la monofagia del mais.
La polenta veniva cotta senza sale, la cui mancanza causava il gozzo. La
mancanza di sale fu grave fino all'epoca napoleonica.
In collina il pane veniva impastato con due terzi di mais ed un terzo di
ghiande. In pianura solo mais, talvolta integrato con miglio o segale,
spesso di scarto infestato da muffe allucinogene.
Sempre nella seconda metà del settecento, a Milano su 130.000 abitanti,
le mense dei poveri distribuivano 15.000 minestre al giorno. Con
l'espropriazione delle proprietà ecclesiastiche, iniziata da Giuseppe II
e conclusa dalla Cisalpina, queste erogazioni cessarono.
I registri di leva dei decenni post-unitari annotavano che il 40% dei
giovani presentavano patologie alimentari che li rendevano inabili al
servizio militare.
Nel 1879 un terzo della popolazione attiva del contado di Milano, era
affetta dalla pellagra.
(Dalla fame all'abbondanza, edito dalla provincia di milano)
Ad'I
L'altro
2008-10-06 06:27:49 UTC
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Raw Message
Post by Arduino
spesso di scarto infestato da muffe allucinogene.
Non avevano ancora capito il business

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