Discussione:
Nascita del linguaggio
(troppo vecchio per rispondere)
shellenberg
2008-11-03 12:56:15 UTC
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Raw Message
Premetto di non possedere nessuna specifica competenza nel campo del
della linguistica il mio interesse
per la materia è puramente occasionale.
Detto ciò, mi piacerebbe sapere da parte di chi eventualmente conosce
l'argomento, se è mai stato ipotizzato prima che la possa essere nato
prima il canto e solo in un secondo momento il linguaggio parlato.
Mi rendo conto che l'iptesi può aparire assurda ma a ben rifletterci,
almeno per me, lo è meno di quanto sembri.
shellenberg
2008-11-07 00:26:52 UTC
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Post by shellenberg
Mi rendo conto che l'iptesi può aparire assurda ma a ben rifletterci,
almeno per me, lo è meno di quanto sembri.
Ho detto una fesseria?
m.m.
2008-11-07 12:52:43 UTC
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Post by shellenberg
Ho detto una fesseria?
è un problema posto male.
piotr
2008-11-08 00:14:55 UTC
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Post by shellenberg
prima il canto e solo in un secondo momento il linguaggio
parlato.
Gli uccelli cantano.
Degli altri mammiferi, e non solo mammiferi, sicuramente
comprendiamo subito, o con un minimo training, l'intenzione
espressa dall'intonazione del loro profferire, e lo stesso
vale per loro nei nostri confronti.
In questo senso, sicuramente e' nato prima il canto.
Non so se intendi questo pero'.
shellenberg
2008-11-08 11:57:54 UTC
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Post by piotr
Post by shellenberg
prima il canto e solo in un secondo momento il linguaggio
parlato.
Gli uccelli cantano.
Degli altri mammiferi, e non solo mammiferi, sicuramente
comprendiamo subito, o con un minimo training, l'intenzione
espressa dall'intonazione del loro profferire, e lo stesso
vale per loro nei nostri confronti.
In questo senso, sicuramente e' nato prima il canto.
Non so se intendi questo pero'.
Si per sommi capi direi di si, ho epresso più compiutamente il
concetto nel threda del 7/11 ore 13.44.
D'altra parte lo stesso discorso si può fare per la scrittura infatti
se non sbaglio la scrittura è nata seccessivamente all'arte grafica,
ad ogni modo mi premeva capire se esistono ricerche che avvalorino
questa tesi, e se si, quali?
Oppure se questa ipotesi non è mai stata formulata prima.
Garum
2008-11-10 10:48:41 UTC
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Se vuoi sentire qualche altra teoria in proposito, c'è un libro di
R.Dunbar scritto circa 10 anni fa dal titolo: Dalla nascita del
linguaggio alla babele delle lingue.
Ciao.
Garum.
Post by shellenberg
Post by piotr
Post by shellenberg
prima il canto e solo in un secondo momento il linguaggio
parlato.
Gli uccelli cantano.
Degli altri mammiferi, e non solo mammiferi, sicuramente
comprendiamo subito, o con un minimo training, l'intenzione
espressa dall'intonazione del loro profferire, e lo stesso
vale per loro nei nostri confronti.
In questo senso, sicuramente e' nato prima il canto.
Non so se intendi questo pero'.
Si per sommi capi direi di si, ho epresso più compiutamente il
concetto nel threda del 7/11 ore 13.44.
D'altra parte lo stesso discorso si può fare per la scrittura infatti
se non sbaglio la scrittura è nata seccessivamente all'arte grafica,
ad ogni modo mi premeva capire se esistono ricerche che avvalorino
questa tesi, e se si, quali?
Oppure se questa ipotesi non è mai stata formulata prima.
L
2008-11-11 08:30:16 UTC
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Raw Message
Post by shellenberg
Premetto di non possedere nessuna specifica competenza nel campo del
della linguistica il mio interesse
per la materia è puramente occasionale.
Detto ciò, mi piacerebbe sapere da parte di chi eventualmente conosce
l'argomento, se è mai stato ipotizzato prima che la possa essere nato
prima il canto e solo in un secondo momento il linguaggio parlato.
Mi rendo conto che l'iptesi può aparire assurda ma a ben rifletterci,
almeno per me, lo è meno di quanto sembri.
Avemmo già a che discutere di tale tema, caro Shellenberg.

Per sapere di cosa parliamo necessita provare ad intendersi:

1) cosa intendiamo con linguaggio?

2) cosa intendiamo con canto?

Se alla "1" rispondiamo che è linguaggio anche quello degli animali -con
le stesse modalità di quello dell'uomo- c'è un problema:

Sono in grado gli animali di inviare(?), oltre che messaggi standard,
anche contenuti innovativi(?), ovvero frutto di una elaborazione che
possa spostare su una semantica nuova?

il 13 agosto 2008:

si discuteva se il canto sia ancora prima del linguaggio. Si adduceva a
motivazione di ciò che vi siano alcuni animali (in specie gli uccelli)
che cantano, e persino nella balbuzie chi balbetta riesce perché
recupera, nel canto, l'*espressione* corretta -> grazie a una modalità
più profonda che riesce a tener fuori le difficoltà sovrastrutturali.

La risposta al perché la balbuzie si dissolva con il canto .. è perché
il canto ..in quanto armonia ..è già ripetizione .. e non ideazione ..
se non nella prima eureka di una melodia -> mentre IL LINGUAGGIO PARLATO
(umano) è sempre *eureka* e figlio dell'IRRIPETIBILE .. pena il
risultare da trascurare per contenuti innovativi, di reale informazione
su concetti non ripetitivi.

=====================

sulla ritualizzazione

=====================

Inoltre il canto -esaminando la "2"- è anziché una modalità archetipica
(nel senso di assolvere a essere primitiva, primitiva persino
all'eureka!) -> bensì *una modalità sonora*, che utilizza frequenze
cicliche, per questioni di ottimizzazione del supporto
dell'informazione, quando l'informazione è ritualizzabile.

La ritualizzazione -nella ciclicità frequenziale, per esempio melodica,
o con altre scale- ottimizza infatti la facilità dell'esposizione che
più facilmente è riconoscibile.

E' questa facilità che crea il pregiudizio che -osservando un fenomeno
più elementare- saremmo indotti a considerarlo "primitivo".

Ma nella esplorazione della primitività ci si scontra con la
investigazione delle dinamiche dell'eureka, ossia delle elaborazioni
realmente innovative.

Nella dinamica dell'eureka, quindi, si deve notare che -anche per il
mondo animale- il primo grido è dell'essere che nasce sia esso animale o
umano, ed è un volere attirare la attenzione su di sé.

E' un fenomeno che riguarda gli istinti primari, come il respirare o il
mangiare, e solo successivamente si stereotipizza senza mutare nella
struttura, se non per dinamiche associative, anziché deduttive.

===========================

sulle dinamiche dell'eureka

===========================

Nell'eureka, invece, che non è solo la scoperta delle ruota o cose
consimili, ma lo spostarsi da cose già esistenti a estensioni innovative
dell'esistente (grazie sia alla associazione, ma anche grazie alla
deduzione), ci si sperimenta nel linguaggio (umano) costantemente.

Se infatti i pensieri vengono verbalizzati in modo non rituale -senza
quindi ad appoggiarsi su frasi fatte (che è uno dei modi con cui si
cerca di assolvere al test di Turing per rendere irriconoscibile il
linguaggio di un elaboratore artificiale al dialogo con un umano)-
allora ci si accorge che vi è un eureka ordinario nell'utilizzo della
linguistica.

E' proprio la presenza della necessità di esporsi su tale eureka che può
creare la balbuzie.

Il balbuziente teme di 'esporsi in proprio' per traumi psichici, spesso
acquisiti nel rapporto con i genitori.

La musica gli consente di farsi capace -a colui che balbetta- che può
gestire la realtà con 'frasi fatte', esperimentate nel ripetersi con le
cadenze di un ritmo melodico o ciclico.

Da ciò riesce a gestire la sua fragilità e gradualmente recupera fiducia
che il reale può essere gestito risultando prevedibile.

Il tema che stiamo trattando -per la verità- è solo un aspetto dello
studio del linguaggio come attività di comunicazione oppure di
mascheramento (o desiderio di incomunicazione).

A chi interessi uno studio più esteso può consultare uno dei seguenti
link:

http://www.psicoingegneria.it/
http://www.psycho-engineering.it/

Per scrivermi in email:
***@NOSPAMpsicoingegneria.it

Togliere NOSPAM

Saluti,

L
shellenberg
2008-11-12 17:25:33 UTC
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Raw Message
Post by L
Post by shellenberg
Premetto di non possedere nessuna specifica competenza nel campo del
della linguistica il mio interesse
per la materia è puramente occasionale.
Detto ciò, mi piacerebbe sapere da parte di chi eventualmente conosce
l'argomento, se è mai stato ipotizzato prima che la possa essere nato
prima il canto e solo in un secondo momento il linguaggio parlato.
Mi rendo conto che l'iptesi può aparire assurda ma a ben rifletterci,
almeno per me, lo è meno di quanto sembri.
Avemmo già a che discutere di tale tema, caro Shellenberg.
1) cosa intendiamo con linguaggio?
2) cosa intendiamo con canto?
Se alla "1" rispondiamo che è linguaggio anche quello degli animali -con
Sono in grado gli animali di inviare(?), oltre che messaggi standard,
anche contenuti innovativi(?), ovvero frutto di una elaborazione che
possa spostare su una semantica nuova?
si discuteva se il canto sia ancora prima del linguaggio. Si adduceva a
motivazione di ciò che vi siano alcuni animali (in specie gli uccelli)
che cantano, e persino nella balbuzie chi balbetta riesce perché
recupera, nel canto, l'*espressione* corretta -> grazie a una modalità
più profonda che riesce a tener fuori le difficoltà sovrastrutturali.
La risposta al perché la balbuzie si dissolva con il canto .. è perché
il canto ..in quanto armonia ..è già ripetizione .. e non ideazione ..
se non nella prima eureka di una melodia -> mentre IL LINGUAGGIO PARLATO
(umano) è sempre *eureka* e figlio dell'IRRIPETIBILE .. pena il
risultare da trascurare per contenuti innovativi, di reale informazione
su concetti non ripetitivi.
Vedi ma questo è proprio il punto che metto in discussione, la giusta
attribuzione che tu
dai al senso di eureka pecca di antropocentrismo.
Penso al senso evolutivo della nascita di una simile abilità, nella
fattispecie la sua comparsa
deve essere stata casuale ma per rivelarsi veramente vantaggiosa occorreva
codificarla ed allora
quale mezzo più adatto del canto?
Pensa alla grammatica, cosa è se non la codifica di regole presenti nel
linguaggio? sembrerebbero
quindi il frutto di una costruzione a posteriori, eppure esse sono presenti
in nuce in ognuno di noi,
e cosa sono se non un particolare ritmo?
L
2008-11-13 18:46:41 UTC
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Raw Message
Post by shellenberg
Vedi ma questo è proprio il punto che metto in discussione, la giusta
attribuzione che tu
dai al senso di eureka pecca di antropocentrismo.
Penso al senso evolutivo della nascita di una simile abilità, nella
fattispecie la sua comparsa
deve essere stata casuale ma per rivelarsi veramente vantaggiosa occorreva
codificarla ed allora
quale mezzo più adatto del canto?
Pensa alla grammatica, cosa è se non la codifica di regole presenti nel
linguaggio? sembrerebbero
quindi il frutto di una costruzione a posteriori, eppure esse sono presenti
in nuce in ognuno di noi,
e cosa sono se non un particolare ritmo?
Il ritmo, la ritualizzazione, le regole, sono forme di modelli, di
rappresentazione di idee che possono essere -> la prima volta intuite
come scenario e poi provate e riprovate.

Se tu scrivi una ricetta di cucina è perché non vuoi dedicare energie (e
memoria) a ricordare una cosa che -magari- usi di rado.

Quindi la ritualità ha un suo funzionale di ottimo, il fatto che
ottimizzi delle risorse e/o delle energie che puoi dedicare ad altro.

In tal senso se cantare sia introdurre una regola, magari melodica, ciò
è già una quantità di informazione che può essere utile ad esempio a
indicare come participare o seguire il canto, o solo saperlo riconoscere
poiché non è caotico, ma rispetta un canone.

Si sta discutendo -ora- però non tanto se il canto non sia -come invece
è- funzionale, ma se il canto è un archetipo più primitivo della
verbalizzazione fonetica qualunque.

Ora chi urlava per impressionare l'avversario, non è che doveva -in
principio- seguire una liturgia, visto che la regola liturgicizzata non
esisteva. Gli bastava di urlare e battersi il petto, magari per
testimoniare la propria forza e usare la cassa toracica come un tamburo.

Percuotendosi, testimonia che era solido, che non aveva paura
dell'avversario, e -contemporaneamente- produceva endomorfine e
adrenalina utili per la affermazione di sé.

Non si esponeva come un tenore che doveva sapere prendere un do di petto
e con la coerenza -con un canone- testimonia il suo bel canto. I modelli
-infatti- sono successivi alla intuizione primitiva, che, essendo
primitiva, è un atto unico, quando si forma la prima volta.

Così è in una linguistica che insegue le idee che siano creative e che
possono creare -per dato di fatto di ciò a cui ci stiamo riferendo-
stress emotivo e sforzo intellettuale.

Più semplice è allora l'armonia o un canone che sia pure -magari- musica
dodecafonica o altro metodo -> però standardizzato.

Ecco perché la particolare difficoltà della balbuzione trova sollievo
nel canto, perché è lo stesso meccanismo per cui la mente trova sollievo
leggendo una ricetta di cucina scritta e magari migliorata/migliorabile,
ma già reificata in un canone, pur provvisorio, ma meglio di niente.


Saluti,

L
shellenberg
2008-11-14 23:36:49 UTC
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Post by L
Post by shellenberg
Vedi ma questo è proprio il punto che metto in discussione, la giusta
attribuzione che tu
dai al senso di eureka pecca di antropocentrismo.
Penso al senso evolutivo della nascita di una simile abilità, nella
fattispecie la sua comparsa
deve essere stata casuale ma per rivelarsi veramente vantaggiosa occorreva
codificarla ed allora
quale mezzo più adatto del canto?
Pensa alla grammatica, cosa è se non la codifica di regole presenti nel
linguaggio? sembrerebbero
quindi il frutto di una costruzione a posteriori, eppure esse sono presenti
in nuce in ognuno di noi,
e cosa sono se non un particolare ritmo?
Il ritmo, la ritualizzazione, le regole, sono forme di modelli, di
rappresentazione di idee che possono essere -> la prima volta intuite
come scenario e poi provate e riprovate.
Se tu scrivi una ricetta di cucina è perché non vuoi dedicare energie (e
memoria) a ricordare una cosa che -magari- usi di rado.
Quindi la ritualità ha un suo funzionale di ottimo, il fatto che
ottimizzi delle risorse e/o delle energie che puoi dedicare ad altro.
In tal senso se cantare sia introdurre una regola, magari melodica, ciò
è già una quantità di informazione che può essere utile ad esempio a
indicare come participare o seguire il canto, o solo saperlo riconoscere
poiché non è caotico, ma rispetta un canone.
Si sta discutendo -ora- però non tanto se il canto non sia -come invece
è- funzionale, ma se il canto è un archetipo più primitivo della
verbalizzazione fonetica qualunque.
Ora chi urlava per impressionare l'avversario, non è che doveva -in
principio- seguire una liturgia, visto che la regola liturgicizzata non
esisteva. Gli bastava di urlare e battersi il petto, magari per
testimoniare la propria forza e usare la cassa toracica come un tamburo.
Concordo ma l'urlo tu come lo intendi? poichè per capirci è
fondamentale essere daccordo su cosa si intenda per canto e sul
perchè si memorizza meglio cantando.
Prendendo a modello il tuo esempio,
come avrebbe narrato il nostro eroe, una volta tornato dal confronto
con l'ipotetico avversario,
la sua avventura se non ripetendo ossessivamente il gesto di
percuotersi il petto
seguito dall'grido esemplificativo?
E questo in cosa si traduce, l'ossessiva ripetizione avrebbe dato
luogo a quello che tu definisci
eureka, il grido rituale si sarebbe trasformato nella prima forma di
espressione verbale.
Post by L
Percuotendosi, testimonia che era solido, che non aveva paura
dell'avversario, e -contemporaneamente- produceva endomorfine e
adrenalina utili per la affermazione di sé.
Non si esponeva come un tenore che doveva sapere prendere un do di petto
e con la coerenza -con un canone- testimonia il suo bel canto. I modelli
-infatti- sono successivi alla intuizione primitiva, che, essendo
primitiva, è un atto unico, quando si forma la prima volta.
Il grido rituale o canto è comune a tutti i primati e non solo, ma
l'uomo va oltre
questa liturgia, egli deve anche comunicare le sue gesta quindi
ecco che ciò che nei primati conserva solo una funzione rituale
nell'uomo si trasforma in "eureka"
Ma non è che stiamo dicendo la stessa cosa?
E comunque sia, la mia è solo un'intuizione, non posseggo gli
strumenti per approfondire
la questione, mi premeva solo capire se questa fosse plausibile agli
occhi di un'esperto.
L
2008-11-15 11:54:42 UTC
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Raw Message
Ciao Shellenberg.

Mi dai modo di approfondire -in pubblico- una questione di molto
importante:

"Come nasce l'eureka"?

Ossia nella "Logica della scoperta scientifica" anche solo riuscire a
formulare l'ipotesi di lavoro (come funziona il meccanismo della
scoperta scientifica = eureka) non è un fatto banale.

Popper che scrive per primo -in modo scientifico- di tale "teoria di
teorie" non è mica del 1200, ma di poche decine di anni fa.

C'è anche da dire -per aiutarci nell'analisi dell'eureka, ossia della
cognizione sulla sua frontiera cognitiva- che non vi sono esperti in
materia, visto che le cognizioni di cui stiamo discutendo non sono
ancora state scoperte!

: - )

Ed in ciò rispondo alla chiusura del tuo post.

Io me ne interesso e me ne sono interessato da sempre, perché -come
Einstein- sembrava -che io- avessi dei problemi di avvicinarmi alla
matematica,
ma io ero di avviso contrario, avendo forti basi di psicologia e
filosofia.

La mia ricerca mi ha mostrato e mi ha dato conferme
sperimentali/sperimentabili che nella didattica si usa prevalentemente
il concetto di "elettivismo". Ossia una costatazione per cui un allievo
è in grado di primeggiare in un campo, ma non per ragioni obiettive, (in
quanto ha ascoltato la stessa lezione di tutti gli altri), ma per
ragioni misteriche, che l'insegnate non tende a esplicitare poiché le
classifica con "il ragazzo è portato per la matematica" .. ora "l'essere
portato" e non specificare cosa/chi lo porta(!) è poco scientifico ne
converrai con me.

Bene, io ho scoperto chi/cosa lo porta!

Lo porta un rapporto di intuizione o di ricerca e dedizione personale,
che -magari- neanche il soggetto stesso esplicita, ma che è fonte di
maggiore presenza in un "saper guardare il gioco e passare la palla".

Esempio di prova del 9:

Vado ad insegnare (mentre ancora studiavo ingegneria) matematica ad un
ragazzo rinviato a settembre in matematica (esame di riparazione circa
anno 1990, quindi circa 18 anni fa).

Il ragazzo era praticamente bloccato nel leggere di matematica.

Era bloccato perché non aveva nessun metodo, ma solo paura di non
riuscire né a capire, né a memorizzare.

Gli insegnai i primi rudimenti di matematica come chi insegna "storia".

Mostrandogli che -impiegando un po' di tempo maggiore- si può vedere da
che presupposti una scoperta scientifica è solo un piccolo passo avanti
rispetto a quello che si sapeva prima.

Poiché -io e te e il ng, spero- stiamo esaminando le dinamiche
dell'eureka e in specie in prossimità del concetto di cosa sia
archetipico, ossia primigenio, nel formarsi

(*) o del canto
(**) o del linguaggio parlato come prima forma di fonesi,

quello che sto per
raccontare potrebbe essere pertinente. (ho messo le stellette per
indicare che allo stato dell'esame non sappiamo se (*) è prima di (**),
o è l'inverso).

La storia che gli raccontai, dicevo, è del come fu scoperto il "teorema
di Pitagora".

Secondo quanto risulta a me, Pitagora non batté la testa ed ebbe una
"illuminazione", altrimenti staremmo parlando di "teofania" o di atto
inconsulto.

Pitagora investigò la matematica delle civiltà del mediterraneo, ed -in
specie- di quella egizia, che aveva proprio una elite che si dedicava
alla matematica.

Ora -in Egitto- vi era un problema serio: Il fiume Nilo periodicamente
straripava dal suo alveo e distruggeva tutte le divisioni di confine
creando problemi nell'identificazione dei terreni e di riassociarli ai
rispettivi proprietari.

Poiché per chi studiava il cielo in egitto era notorio che 3x3 + 4x4 =
5x5 infatti 9+16=25, si usava prendere una distanza a piacere e farne
dei multipli sopra una corda per ottenere un triangolo rettangolo. Ossia
si facevano 3 nodi su un cateto, 4 nodi su un altro cateto, e 5 nodi
sulla ipotenusa. Su tale "corda", piegata a triangolo, tre persone si
mettevano a tirare sui vertici e ciò gli permetteva di risquadrare i
campi di modo che descrivessero un angolo retto.

Ora -a parte il mostrare- che Pitagora generalizza con l'algebra -che è
pure un avanzamento scientifico- sostituendo a 3x3 + 4x4 = 5x5 -> axa +
bxb = cxc la questione così raccontata non è irrilevante. Non è
irrilevante perché *riumanizza* e rende comprensibile capire con che
meccanismi si può ampliare il cerchio della conoscenza. (E potrei
continuare con il cercare di documentare come nascono le innovazioni
scientifiche, cosa che io ho fatto, nei circa 13 anni dedicati
all'ingegneria prima di laurearmi).

Il dato più interessante è però quello psicologico: non solo il mio
allievo superò l'esame di matematica, ma si andò ad iscrivere ad
ingegneria ..

: - )

Ossia vi può essere una riumanizzazione della ricerca scientifica e del
desiderio a viverla poggiandosi sul concetto di equilibrio e di
comprensione, senza che si abbia un pathos necessariamente alla Nash,
ossia di tipo schizofrenico.

http://it.wikipedia.org/wiki/John_Nash

Ora vado al tuo scritto, sperando che sia più comprensibile il mio
Post by shellenberg
Post by L
Post by shellenberg
Vedi ma questo è proprio il punto che metto in discussione, la giusta
attribuzione che tu
dai al senso di eureka pecca di antropocentrismo.
Penso al senso evolutivo della nascita di una simile abilità, nella
fattispecie la sua comparsa
deve essere stata casuale ma per rivelarsi veramente vantaggiosa occorreva
codificarla ed allora
quale mezzo più adatto del canto?
Pensa alla grammatica, cosa è se non la codifica di regole presenti nel
linguaggio? sembrerebbero
quindi il frutto di una costruzione a posteriori, eppure esse sono presenti
in nuce in ognuno di noi,
e cosa sono se non un particolare ritmo?
Il ritmo, la ritualizzazione, le regole, sono forme di modelli, di
rappresentazione di idee che possono essere -> la prima volta intuite
come scenario e poi provate e riprovate.
Se tu scrivi una ricetta di cucina è perché non vuoi dedicare energie (e
memoria) a ricordare una cosa che -magari- usi di rado.
Quindi la ritualità ha un suo funzionale di ottimo, il fatto che
ottimizzi delle risorse e/o delle energie che puoi dedicare ad altro.
In tal senso se cantare sia introdurre una regola, magari melodica, ciò
è già una quantità di informazione che può essere utile ad esempio a
indicare come participare o seguire il canto, o solo saperlo riconoscere
poiché non è caotico, ma rispetta un canone.
Si sta discutendo -ora- però non tanto se il canto non sia -come invece
è- funzionale, ma se il canto è un archetipo più primitivo della
verbalizzazione fonetica qualunque.
Ora chi urlava per impressionare l'avversario, non è che doveva -in
principio- seguire una liturgia, visto che la regola liturgicizzata non
esisteva. Gli bastava di urlare e battersi il petto, magari per
testimoniare la propria forza e usare la cassa toracica come un tamburo.
Concordo ma l'urlo tu come lo intendi? poichè per capirci è
fondamentale essere daccordo su cosa si intenda per canto e sul
perchè si memorizza meglio cantando.
Prendendo a modello il tuo esempio,
come avrebbe narrato il nostro eroe, una volta tornato dal confronto
con l'ipotetico avversario,
la sua avventura se non ripetendo ossessivamente il gesto di
percuotersi il petto
seguito dall'grido esemplificativo?
E questo in cosa si traduce, l'ossessiva ripetizione avrebbe dato
luogo a quello che tu definisci
eureka, il grido rituale si sarebbe trasformato nella prima forma di
espressione verbale.
C'è un fatto incontestabile:

Il numero uno non è una ripetizione dell'unità, quando si manifesta per
primo.

E' il due che è la replica dell'uno.

Quindi il ri-petere, (petizione (dal latino) è una presentazione),
significa ri-attualizzare, o ritualizzare, ri-proporre, riproporre
l'atto primigenio, che -quando è primigenio- non aveva altri prima di
lui, almeno secondo la prima configurazione.

def.1
Intendo -quindi- con canto l'atto che si struttura con una regola
all'interno, potrebbe anche non essere su note musicali, ma solo
parlato.

def.2
Intendo -quindi- con verbalizzazione, anche una fonesi su note
oppure no, ma che si manifesta -come fatto dirimente- nel mostrarsi
*la prima volta* nella forma in cui si mostra.

Naturalmente la verbalizzazione nasce come meccanismo di associazione
tra un evento e un suono.

Tutte le specie dotate di voce agiscono così, ossia associano ad un
suono,
qualunque sia la frequenza/frequenze utilizzate, un fatto.

Più interessante sarebbe studiare se un oggetto condiziona il modo con
cui è 'nomato' o espresso, e se e quanto ciò ha cause geografiche,
alimentari, dell'apparato fonetico del parlante, climatiche, etc.

Si potrebbe riassumere tale questione se è il contesto a generale
l'evento, o se il dentro e il fuori l'evento/ente agiscano insieme e
come, o se agisca solo il dentro, o solo il fuori.

A me risulta che agisce ogni cosa sul risultato finale.

La quantità & il come .. di come agisce ogni cosa è compito della
scienza investigare singolarmente.

Detto ciò, il problema che stiamo esaminando non si va -quindi- a
rendere inestricabile sul che nome diamo ad un evento/ente, sia esso
prediletto il termine canto, o verbalizzazione.

La soluzione è nel considerare che la ritualizzazione, ossia la
stereotipazione in un canone, o in una o più regole, magari dinamiche,
ossia nella possibilità di avere anche una metamorfosi, sono una forma
di ottimizzazione quando un evento è da considerare ri-presentantesi.

Da ciò, se vogliamo considerare un evento al suo configurarsi la prima
volta e lo vogliamo considerare importante, come è -importante- dobbiamo
sapere che non è ancora in una fase di ottimizzazione, ma solo di prima
manifestazione. Il pathos introdotto dalla *novità* poco si attaglia a
essere gestito da persone con forti stress, per esempio nel linguaggio
ordinario, quando il linguaggio non ripeta canoni o frasi fatte, e da
qui il balbuziente trova giovamento nella associazione della musicalità
magari melodica o di regola nota al dire.

Non è detto che il balbuziente non possa divenire un grande oratore.

Ve ne sono ampi esempi nella storia.

Non è detto -per le stesse ragioni- che chi va male in matematica non
possa essere una persona geniale (vedi Einstein).

Proprio lo sforzo di volere non eccellere in modo inconsulto "portati"
da non si sa bene chi, ma di volere capire, farsi contenitore della
conoscenza e anche dei meccanismi più sofisticati della
extra-polo-azionem, ossia del saper guardare oltre il cerchio della
conoscenza nota, fa una differenza che non si improvvisa -> ma che è
carne della nostra carne e ossa delle nostre ossa, un processo di
id-enti-ficazione, con le idee su cui decidiamo di significare.
Post by shellenberg
Post by L
Percuotendosi, testimonia che era solido, che non aveva paura
dell'avversario, e -contemporaneamente- produceva endomorfine e
adrenalina utili per la affermazione di sé.
Non si esponeva come un tenore che doveva sapere prendere un do di petto
e con la coerenza -con un canone- testimonia il suo bel canto. I modelli
-infatti- sono successivi alla intuizione primitiva, che, essendo
primitiva, è un atto unico, quando si forma la prima volta.
Il grido rituale o canto è comune a tutti i primati e non solo, ma
l'uomo va oltre
questa liturgia, egli deve anche comunicare le sue gesta quindi
ecco che ciò che nei primati conserva solo una funzione rituale
nell'uomo si trasforma in "eureka"
Ma non è che stiamo dicendo la stessa cosa?
E comunque sia, la mia è solo un'intuizione, non posseggo gli
strumenti per approfondire
la questione, mi premeva solo capire se questa fosse plausibile agli
occhi di un'esperto.
Valuta tu se ti risulta qualcosa di quello che ti ho detto, poiché hai
tutti gli strumenti per farlo:

Hai la possibilità di idea-azione.

Saluti,

L

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